La chiesa del Corpus Domini è una chiesa del centro storico di Forlì, sulla stessa piazza su cui si affaccia il Duomo; è la chiesa principale dell'omonimo monastero e, tramite un passaggio sotterraneo, è collegata alla chiesa dell'Addolorata, dall'altra parte di via Maroncelli.
Cosa vedere
Nell'area sorgeva forse un palazzo della famiglia Berengari, o edifici abitati dagli Ordelaffi; di certo c'era un ospedale gestito dalla compagnia laica dei Battuti Neri, che con un atto del 6 maggio 1337 ebbe il permesso di officiare in una chiesa di sua pertinenza. Nel 1571 è ricordata anche una confraternita femminile, le Convertite di Santa Maria Maddalena, nata per accogliere ragazze «cadute nel peccato»; la loro presenza a Forlì si fa risalire alla predicazione di san Bernardino da Siena. Nel 1781 il complesso fu gravemente danneggiato da un terremoto e ricostruito sull'area dell'antico ospedale, per interessamento del gesuita Andrea Michelini, con l'architetto ticinese Carlo Sintini; la chiesa può dirsi completata nel 1787, e con la riforma del 1788 le monache presero il nome di Monache del Corpus Domini, entrando fra le Clarisse. Nel 1797, con l'invasione napoleonica, il monastero si salvò dalla soppressione grazie a un cavillo legale, perché risultava proprietà privata di Michelini.
L'esterno è in mattoni, con facciata a capanna decorata da elementi classici: timpano aggettante con finestra rotonda, fregio dorico a metope e triglifi, lesene abbinate e un portale in marmo con lunetta e la dedicazione al Corpo di Cristo. Il campanile, inserito nella struttura, termina con una lanterna ottagonale ed è gemello di quello dell'Addolorata. L'interno è a navata unica, con forme complesse determinate dalle sporgenze che identificano i diversi spazi e con capitelli ionici molto schiacciati; le pareti sono stuccate in giallo e bianco. Sull'altare di marmi pregiati c'è la pala di Filippo Pedrini con Cristo e i simboli dell'Eucarestia; nelle cappelle ci sono tre dipinti di Gaetano Gandolfi e una piccola Madonna di Germania, statua in legno di castagno di ambito sassone risalente al Duecento.
La visita
Le Clarisse Urbaniste sono rimaste nel complesso fino al 2021, quando, rimaste in poche, si sono trasferite e hanno chiuso il monastero al culto, pur restandone proprietarie: accesso e orari della chiesa vanno quindi verificati prima della visita.
Il consiglio della redazione
Guardate dal fondo della navata le due finestre del presbiterio: lasciano intravedere il coro, riservato alle monache di clausura, e ricordano che questa chiesa è stata per secoli la parte visibile di un monastero rimasto nascosto dietro di essa.
