Boretto

Provincia: Reggio Emilia · Regione: Emilia-Romagna · Abitanti: 5.263 · CAP: 42022

Per secoli Boretto ha avuto un solo problema: non voleva più essere una frazione di Brescello. Nel 1755, ormai più popoloso e più ricco della stessa Brescello, comprò l'autonomia comunale dal duca di Modena sborsando duemila zecchini di Firenze — una cifra enorme — e cinque anni dopo decise di tornare insieme a Brescello. L'emancipazione definitiva arrivò solo nel 1859, per decreto del dittatore Farini. Anche il nome parla della fatica di stare lì: compare dall'anno 855 come Beruptum, Boruptum, Bisruptum, e sono tutti modi per dire le rotture continue degli argini del Po; secondo un'altra ipotesi verrebbe invece da Poreptum, «Po retto», per il tratto rettilineo che il fiume fa proprio qui.

Il fiume, del resto, è tutto. Fra il 1409 e il 1479 Boretto fu occupata dai veneziani, che controllavano la navigazione del Po dalla foce fin qui: da allora il paese ha in comune con Venezia il santo patrono, e accanto alla chiesa parrocchiale, su un pilastro, sta un leone di San Marco donato dalla Repubblica — lo stesso leone che, con la croce rossa di Reggio, è finito nello stemma comunale. Fra Sei e Settecento qui era ormeggiato il brigantino dei duchi di Modena, poco più di undici metri, un albero solo, cinque remi per lato e due piccoli cannoni. Il ponte di chiatte che portava a Viadana, distrutto nel 1967, si vede ancora nei film di Don Camillo, girati in parte su questa riva. E da Boretto viene Artemide Zatti, nato nel 1880, salesiano, morto nel 1951 a Viedma in Patagonia e proclamato santo il 9 ottobre 2022: laggiù lo ricordano ogni 15 marzo davanti all'ospedale che porta il suo nome.

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