Aceto Balsamico di Modena
Mosto d'uva cotto e aceto di vino invecchiati in botti di legno: l'aceto balsamico di Modena è Indicazione Geografica Protetta dal 2009.
Leggi la scheda →Gattatico è un comune sparso: la sede municipale non sta a Gattatico, che pure dà il nome a tutto, ma a Praticello, la frazione che sta in mezzo al territorio, e ci fu trasferita nel 1870; lo statuto prevede perfino che in casi del tutto eccezionali il consiglio comunale possa riunirsi altrove. Le località riconosciute sono sei, ognuna con la sua storia. La prima colonizzazione di questa terra, un tempo coperta di boschi, la fecero i cenomani, che alzarono il fortilizio di Taneto; poi i romani bonificarono e divisero la pianura secondo la centuriazione, di cui restano tracce a Nocetolo — l'attuale via Zappellazzo corre sopra l'antica via Tabularia, che collegava i villaggi lungo il Po con la collina reggiana. L'origine del nome è incerta, ma potrebbe venire da captato, prigioniero, per i prigionieri impiegati nelle opere di bonifica. Dopo i carolingi il territorio fu per quasi due secoli dei vescovi di Parma, poi di signorie parmensi e dei Farnese; con Napoleone il ducato fu diviso in tredici mairies, e la comunità di Gattatico ebbe il suo primo sindaco, il capitano Luigi Nalli, il venticinque marzo 1806. Fra fine Ottocento e primi Novecento qui lavorarono due riformatori: il deputato liberale Ulisse Carmi, che fondò una banca popolare e una società di mutuo soccorso, e il professor Amos Tragni, allievo del Carducci, socialista, che fondò cooperative e la biblioteca popolare.
I sette fratelli Cervi erano nati a Campegine, ma dal 1934 la famiglia lavorava qui, in zona Campi Rossi, un podere preso in affitto — che per i contadini di questa pianura voleva dire lavorare la terra secondo le regole dell'affittuario e non del padrone. Leggevano, seguivano corsi di formazione, e nel 1939 comprarono un trattore. Il venticinque di luglio 1943, quando la radio diede la notizia ufficiale dell'arresto di Mussolini, i Cervi, antifascisti da sempre, festeggiarono offrendo ai compaesani i maccheroni al burro e parmigiano: con la carestia della guerra era considerato un gran lusso. Quella pasta si mangia ancora ogni anno nel giorno dell'anniversario. Il loro cascinale divenne rifugio per antifascisti, partigiani feriti e prigionieri stranieri scappati dai campi — sovietici, sudafricani, un irlandese. Nella notte fra il ventiquattro e il venticinque novembre 1943 un rastrellamento fascista li prese; il ventisette dicembre i partigiani uccisero il segretario comunale di Bagnolo in Piano, e il ventotto i sette fratelli furono fucilati per rappresaglia a Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. In un documento della direzione fascista recuperato dopo la guerra, accanto alla parentesi che racchiude i sette nomi qualcuno aveva scritto «sette fratelli?» e lo aveva sottolineato di rosso. Nell'ottobre del 1944 i fascisti tornarono a dare fuoco alla casa, dove erano rimasti due anziani, quattro donne e undici bambini; un mese dopo la madre, Genoeffa Cocconi, morì per le conseguenze dell'infarto avuto quel giorno. Il padre Alcide uscì di prigione durante un bombardamento alleato, e quando finalmente si poté celebrare il funerale dei figli disse la frase che qui sanno tutti: dopo un raccolto ne viene un altro. Il cascinale oggi è un museo, Casa Cervi.
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Fuori da Gattatico, ma a portata di gita.