Fino al 1923 questo comune si chiamava soltanto Fogliano — nome attestato già nel 963 come «in Foliano» — poi per un decennio e mezzo Fogliano di Monfalcone. Nel 1939 l'amministrazione chiese e ottenne di aggiungere accanto al capoluogo il nome di una sua frazione, Redipuglia, perché nel frattempo quel nome era diventato famoso in tutta Italia: ci avevano costruito il sacrario militare. È un caso raro, un paese che prende il nome dal proprio cimitero di guerra. E il nome, in origine, non aveva niente di solenne: Redipuglia viene dall'antico slavo Rodopolje, «campo dissodato» o «campo incolto», ed è attestato dal 1265 come Radopolia. Nel sacrario, inaugurato nel 1938, riposano quasi quarantamila soldati italiani identificati e più di sessantanovemila di cui non si conosce il nome; in un cimitero vicino stanno circa quattordicimila austro-ungarici. Il 13 settembre 2014 papa Francesco ci è andato a pregare per i morti di tutte le guerre.
Che questa fosse terra di confine, però, si sapeva da secoli. Nel 1474 la Repubblica di Venezia fece costruire tre forti a stella — a Fogliano, a Gradisca e alla Mainizza — per controllare i guadi dell'Isonzo e fermare le incursioni turche; quando i turchi tornarono, nel 1477 e nel 1478, i fortini li rallentarono ma le truppe li aggirarono passando più a nord. Venezia allora costruì la fortezza di Gradisca e i tre fortini, ormai inutili, furono demoliti entro il 1486. Nel 1499 ci fu l'ultima grande incursione: il comandante di Gradisca preferì chiudersi nella fortezza con i suoi uomini, e gli ottomani arrivarono fino al Livenza. Sulle rovine del fortino di Fogliano, nel 1521, il capitano di ventura Teodoro del Borgo fece costruire la chiesa di Santa Maria in Monte, per sciogliere un voto fatto alla Madonna durante l'assedio di Osoppo.