Cattedrale di San Clemente
Il duomo di Velletri, dedicato a san Clemente, con ciborio barocco, reliquiario cosmatesco e mosaico absidale.
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Il duomo di Velletri, dedicato a san Clemente, con ciborio barocco, reliquiario cosmatesco e mosaico absidale.
Porta Napoletana è una porta cittadina di Velletri e uno dei simboli più conosciuti della città. Prende il nome dalla strada che un tempo usciva da qui in direzione di Napoli; la porta opposta, verso Roma, era Porta Romana, nell'attuale piazza Garibaldi, oggi non più esistente. Fu costruita nel 1511 da maestranze venute dalla Lombardia, come ingresso principale del borgo medievale.
La porta colpisce per la sua mole, che impressionò tra gli altri Gaetano Moroni, e ha un portale con una massiccia inferriata. Da qui partivano le mura che, intervallate da torri, circondavano Velletri: una delle poche torri rimaste si trova a breve distanza. Nel Cinquecento, quando la cerchia fu ricostruita e rafforzata, Porta Napoletana fu uno dei soli tre varchi mantenuti, insieme a Porta Santa Lucia e a Porta Romana.
Su una parete si legge ancora l'avviso «Si paga gabella», fatto scrivere nel 1596 dalla Congregazione del Buon Governo. La porta non fu smantellata nell'Ottocento né in seguito; danneggiata ma non distrutta dai bombardamenti del 1944, che distrussero buona parte di Velletri, è arrivata fino a oggi quasi intatta, e ora si trova in pieno centro, perché la città è cresciuta tutto intorno.
La porta si vede liberamente dalla strada. Al suo interno ha sede la delegazione locale dell'Associazione Italiana Sommelier, e vi è stata allestita una mostra fotografica su Velletri dopo i bombardamenti.
Corso della Repubblica, la strada principale della città, segue dentro le mura il tracciato della via Appia, da dove sorgeva Porta Romana fino a Porta Napoletana: percorrerlo vuol dire attraversare Velletri lungo l'antica consolare.
Il Museo civico archeologico «Oreste Nardini» di Velletri fu inaugurato nel 1920 dall'ingegnere Oreste Nardini, regio ispettore ai monumenti e scavi della città, e ha riaperto dopo una serie di restauri. Raccoglie in buona parte le antichità che dal Seicento umanisti e prelati avevano raccolto nel territorio di Velletri, dando vita al Museo Borgiano, alla Collezione Ginnetti e al Museo Diocesano. Quei reperti li vide anche Goethe, che ne lodò la bellezza nel suo Viaggio in Italia.
L'itinerario archeologico è il cuore della collezione. Il pezzo più famoso è il sarcofago di Velletri, o delle Fatiche di Ercole, del II secolo, ritrovato nel 1955: racconta il mito di Alcesti, la regina che sacrificò la vita per salvare il marito Admeto e fu riportata fuori dal regno dei morti grazie a Ercole, con elementi teatrali e maschere. Accanto ci sono la Lastra dell'Orante, del IV secolo, e le terrecotte volsche ritrovate nel 1910; altri reperti vennero alla luce nel 1881, e nel 1980 fu scoperto un sarcofago romano.
Il secondo percorso, aperto nel 2005, è dedicato alla geopaleontologia e alla preistoria dei Colli Albani ed è diviso in cinque sezioni. Nella geologia uno scenografico «condotto di fuoco» porta il visitatore in un ambiente che riproduce un'eruzione vulcanica; seguono la paleontologia, con fossili e la spiegazione di come si formano, l'antropologia, sullo sviluppo dei primi uomini, la preistoria, con ricostruzioni della vita prima della scoperta del fuoco, e la protostoria, sulla vita prima della scrittura.
Orari e biglietti vanno verificati sul sito dei musei di Velletri o su quello del Comune.
Non tutto ciò che è stato trovato a Velletri è rimasto qui: molte delle opere più pregiate sono altrove, come la Pallade di Velletri, oggi al Louvre di Parigi.
La chiesa di San Martino Vescovo è nel centro storico di Velletri. È ricordata per la prima volta in una bolla di papa Alessandro II del 1065; in origine era in forme gotiche. Nel 1616 papa Paolo V la affidò ai padri Somaschi, che accanto alla chiesa fondarono un convento e un ospizio.
Danneggiata dal tempo e dalla battaglia di Velletri del 1744, la chiesa fu ricostruita dai Somaschi tra il 1772 e il 1778 su progetto dell'architetto Nicola Giansimoni; la facciata fu completata solo nel 1825, su disegno dell'architetto Matteo Lovatti. L'edificio di oggi ha una pianta a croce greca e una falsa cupola.
All'interno si conserva l'immagine della Madonna con il Bambino, portata qui nel 1817 dal monastero di Santa Maria dell'Orto, che era già allora in abbandono.
Orari di apertura e delle funzioni vanno verificati con la parrocchia.
Per questa chiesa fu commissionata ad Antoniazzo Romano, il 10 maggio 1491, una Madonna con il Bambino che i veliterni chiamarono poi Madonna della Carità, dalla confraternita nata nel 1569. Dal 1816, con il trasferimento della confraternita, la Madonna della Carità si venera nella chiesa di Sant'Apollonia; la festa, spostata nel 1838 alla prima domenica di settembre, ha la processione alla vigilia.
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Prossimo appuntamento: San Clemente, patrono nella cattedrale che custodisce le reliquie di Ponziano ed Eleuterio, lunedì 23 novembre
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