Anche Rozzano porta il nome di un romano: da Rutius, o Erucius, più il suffisso -anus che vuol dire «di», cioè le terre di quel tale. Ci passava la strada da Mediolanum a Ticinum, e la città sta ancora lì, sulla direttrice fra Milano e Pavia. Le sue frazioni sono pietre miliari: Quinto de' Stampi era il quinto miglio, Pontesesto il sesto. Il comune, invece, è recente e faticato: Napoleone cominciò a metterlo insieme nel 1809, gli austriaci disfecero tutto nel 1816 e poi ci ripensarono, e solo nel 1870 Vittorio Emanuele II chiuse la partita annettendo Pontesesto, che portava in dote Quinto.
Cresciuta in fretta attorno alle cascine del Lambro meridionale, oggi Rozzano gira il mondo soprattutto per l'IRCCS Humanitas, il policlinico e ateneo di medicina che richiama pazienti e ricercatori da ogni continente: un primato sanitario che ha ridisegnato l'identità del quartiere-città. Il verde resiste lungo il Naviglio Pavese — che sta anche nello stemma comunale — e nei parchi agricoli; la storica cartiera e le corti lombarde ricordano le origini contadine. Milano è a un quarto d'ora: Rozzano è il suo ingresso meridionale, popolare e in evoluzione.
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