La tradizione racconta che nella battaglia decisiva contro i romani, nel 268 a.C., i piceni furono spaventati a morte da un terremoto: si ritirarono, e la vittoria romana ne fu agevolata. Per questo, dice sempre la tradizione, proprio dove poi sarebbe nata Spinetoli il console Sempronio Sofo fece costruire un tempio votivo a Tellure, la dea della terra — cioè a quella che aveva vinto la battaglia al posto suo. La cosa notevole è che quel punto non è mai stato lasciato libero: la chiesa di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1367, fu probabilmente edificata sui resti di una chiesa più antica, anteriore all'anno mille e dedicata alla Santissima Trinità, che a sua volta stava sui resti del tempio romano della dea Terra.
Il nome del paese viene invece dalle spine: il colle si chiamava Spinetola, forse per la quantità di rose spinose che ci fiorivano; c'è anche chi lo collega a una parola etrusca, la stessa della città di Spina alle foci del Po, dove significava porto o foce. Il castello fu dei monaci farfensi, poi del vescovo di Ascoli, e la sua posizione sopra il Tronto si rivelò decisiva per fermare Roberto il Guiscardo, che aveva già preso Fermo e Spoleto ma contro i castelli truentini non riuscì a passare. Nel 1538 Spinetoli fu saccheggiata dalla milizia di Paolo III, ma il capitano delle truppe pontificie cadde in un'imboscata, e per ritorsione il papa tolse il castello ad Ascoli: ci tornò pochi anni dopo. Del santuario della Madonna delle Grazie si racconta che intorno al 1300 un pittore ignoto dipinse l'immagine su un pezzo di tufo; l'affresco fu staccato dalla pietra e portato sull'altare maggiore nel 1953. E qui si fa merletto, un mestiere che dal paese è arrivato lontano.
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