Il duomo di Lucera, ufficialmente basilica cattedrale di Santa Maria Assunta, è la cattedrale della diocesi di Lucera-Troia e un esempio di architettura gotico-angioina. Lo fece costruire Carlo II d'Angiò dopo avere distrutto, nel 1300, la colonia saracena che Federico II aveva insediato in città: la chiesa sorse, forse sul luogo della moschea demolita, tra il 1302 e il 1317, ma fu consacrata già il 14 ottobre 1302. Su base stilistica è attribuita all'architetto francese Pierre d'Angicourt, la cui partecipazione resta però controversa. Papa Gregorio XVI la dichiarò basilica minore nel 1834, e nel 1874 diventò monumento nazionale. I restauri che seguirono vollero riportarla al gotico e distrussero quasi tutto ciò che vi avevano aggiunto il Rinascimento e il barocco.
Cosa vedere
La facciata è asimmetrica: a destra c'è una torre campanaria quadrata, con in cima una lanterna ottagonale del Cinquecento, a sinistra una torre ottagonale. Il portale centrale sta dentro un'edicola retta da colonne e sormontata dallo stemma degli Angioini; nella lunetta è scolpita una Madonna col Bambino del Trecento. Dentro, tre navate divise da pilastri, il transetto, tre absidi gotiche e il soffitto a capriate.
L'altare del presbiterio è una lastra di pietra trovata tra i ruderi della domus di Castel Fiorentino, il luogo dove morì Federico II, e portata a Lucera all'inizio del Quattrocento dal beato Giovanni Vici da Stroncone. Nel transetto sinistro l'altare del 1790 è dedicato a Santa Maria Patrona: nella nicchia c'è la statua di legno trecentesca della Vergine. Le due absidi laterali, diventate cappelle nel Cinquecento, conservano cicli seicenteschi di Belisario Corenzio. Nell'ultima arcata della navata destra sta il pulpito del 1560, su quattro colonne.
La visita
Il duomo sta nella piazza che ne porta il nome. Orari di apertura e delle messe vanno verificati con la parrocchia della cattedrale; dal 1955 la chiesa è anche santuario diocesano di Santa Maria Patrona.
Il consiglio della redazione
Nella navata destra, sotto la torre campanaria, cercate la statua di marmo di un uomo sdraiato, con la barba riccioluta: nessuno sa chi sia. Fino agli anni Trenta del Novecento stava a terra, e i fedeli entrando in chiesa la colpivano con calci e sputi; fu sollevata proprio per far finire l'usanza. Ne scrisse anche Giuseppe Ungaretti, che visitò Lucera in quel periodo.





