Presicce la chiamano la città degli ipogei, perché sotto le strade ci sono i trappeti: frantoi scavati nella roccia tufacea, con il pavimento in terra battuta, dove per secoli si è fatto l'olio. Cominciarono a scavarli fra l'undicesimo e il tredicesimo secolo sulle pendici della Serra di Pozzomauro, e più tardi, prosciugata la palude Arnea, il lavoro scese a valle: la maggior parte dei trappeti sta infatti lungo la strada che collegava i due primi nuclei del paese. In piazza Villani c'erano i banditori che fissavano il prezzo, e fra i commercianti si ricorda il veneziano Pietro David, che trattava con mezzo mondo. Poi arriva il punto interessante: quelle stanze erano troppo piccole per contenere i frantoi e i torchi nuovi, e siccome non si potevano ingrandire, verso la fine dell'Ottocento furono abbandonate. Alcune diventarono discariche o cantine, quelle in campagna ovili e stalle. Sono arrivate fino a noi proprio perché nessuno ci ha più messo mano: dagli anni novanta le hanno ripulite e oggi si visitano.
L'acqua, qui, è la ragione di tutto: il paese sta in una valle piena di falde superficiali, e sullo stemma di Presicce c'è un cervo che beve alla fonte. Il primo insediamento però stava sulla collina a sud-ovest, e si chiamava Pozzomauro: ne restano una torre di difesa contro i saraceni, una cripta basiliana scavata nella roccia e una chiesetta essenziale, perché nel 1481 i saraceni lo distrussero e la gente si spostò giù. Anche il nome verrebbe da lì, dal latino praesidium, cioè presidio militare. Della storia feudale si ricorda soprattutto una notte: il principe si affacciò dal castello a salutare la folla in festa e un uomo mascherato, in mezzo alla gente, gli sparò e lo uccise. La leggenda la colloca al carnevale del 1655, ma l'episodio avvenne in novembre, per la festa di sant'Andrea; e da quella maschera viene il soprannome dei presiccesi, i Mascarani. Si racconta che il movente fosse lo ius primae noctis, un preteso diritto del feudatario che però non è mai stato documentato. Il comune, intanto, è nuovo: Presicce e Acquarica del Capo si sono unite nel 2019 e uno stemma comune non ce l'hanno ancora — per ora usano affiancati quelli dei due paesi di prima.
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