Sopra il paese si alza una roccia andesitica a forma di tronco di cono, con un crocifisso piantato in cima, ed è probabilmente lei a dare il nome al posto: Sarroch verrebbe dal sardo sa rocca o dal catalano s'arroch, che vuol dire appunto roccia. L'ipotesi che derivi da san Rocco viene scartata con un argomento semplice: qui non c'è, e non c'è mai stata, una chiesa o una località dedicata a quel santo. Nelle Rationes Decimarum del 1341 il paese compare come de Saroch. Le incursioni barbaresche lo svuotarono, e nel Seicento il barone Gerolamo Torrellas lo fece ricostruire più all'interno, richiamando famiglie di agricoltori e allevatori dal Gerrei; gli spagnoli avevano già alzato sulla costa tre torri di avvistamento, quella di Antigori, quella del Diavolo e quella della Zavorra.
Villa d'Orri, di fine Settecento, è l'unica villa reale della Sardegna: apparteneva ai Manca marchesi di Villahermosa e ospitò Carlo Felice di Savoia con la moglie Maria Cristina di Borbone e il futuro duca di Modena. Sul bordo della strada, davanti alla villa, stanno due pini monumentali che restano del giardino voluto dal marchese: il più grande è alto quindici metri. Ed è proprio a Villa d'Orri che il primo maggio, nel pomeriggio, il carro di sant'Efisio si ferma per la notte lungo il cammino da Cagliari a Nora, ricevuto simbolicamente dalla comunità di Sarroch.
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Fuori da Sarroch, ma a portata di gita.
