Curvi sotto il peso dei campanacci, il volto coperto da una maschera di legno nera, i mamuthones avanzano lentamente su due file parallele, e a ogni passo danno un colpo di spalla per far suonare la sonagliera. Gli issohadores li scortano con passi più agili, maschera bianca e corpetto rosso, e all'improvviso lanciano la soha, il laccio, catturando le giovani donne come augurio di salute e fertilità oppure un amico scelto nella folla, per rilasciarlo subito dopo. Un tempo prendevano i proprietari terrieri, che per sdebitarsi dell'onore portavano tutto il gruppo a casa e offrivano vino e dolci. Le maschere escono per la prima volta il diciassette gennaio, alla festa di Sant'Antonio del fuoco.
Nel giardino di una casa del paese, nel 1997, è venuta alla luce Sa Perda Pintà, la pietra dipinta, detta anche stele di Boeli: una lastra di granito alta più di due metri e mezzo, incisa con cerchi concentrici e coppelle, della stessa famiglia di lastre che si trovano in Scozia, Irlanda, Galles, Bretagna e Corsica. Anche i romani passarono di qui, sulla strada fra Olbia e Cagliari, e la memoria sta in due nomi deformati dalla parlata locale: il rione Su hastru, che viene da castrum, e la fontana Su hantaru vetzu — perché in Barbagia di Ollolai la c dura diventa un colpo di glottide, come annotò Max Leopold Wagner. A cinque chilometri dal paese, sull'altopiano di Marghine, il santuario dei santi Cosma e Damiano è circondato da una cinquantina di casette per i pellegrini.