Per almeno tre secoli, sugli stemmi di Barberino e di Tavarnelle, campeggiò una tigre. Era quasi certamente un'arma alludente costruita su un gioco di parole: Barberino assuona con Barberia, termine che allora si usava per estensione a indicare tutta l'Africa, e la tigre passava per l'animale rappresentativo di quel continente. Solo che l'origine di quella figura era spuria, e non corrispondeva alla storia araldica del posto, già confusa nel Seicento, quando c'era perfino chi parlava di un lupo. Quando i due comuni si sono riuniti, il nuovo ente ha promosso studi e ricerche per rimettere le cose a posto, e nel 2021 si è accertato che l'animale storico era un leone, nero oppure azzurro; l'azzurro è stato giudicato il più fondato, perché uno scudo così compare nel Tabernacolo dei giustiziati dipinto da Benozzo Gozzoli a Certaldo. Il leone azzurro, che regge il giglio fiorentino, è stato presentato agli abitanti il ventidue giugno del 2022.
Anche la fusione, del resto, ha rimesso a posto qualcosa: fino al 1892 qui esisteva un comune unico, che si chiamava soltanto Barberino, e fu Tavarnelle a chiedere e ottenere di rendersi autonoma. Oltre un secolo dopo, i due sono tornati insieme. Nel territorio, a Passignano, c'è una badia vallombrosana antichissima, che da fuori somiglia più a una fortezza che a un monastero: dentro è sepolto il fondatore dell'ordine, che qui morì, nel refettorio c'è un'Ultima Cena di Davide e Domenico Ghirlandaio, e nella sua scuola studiò anche Galileo Galilei. Soppressa nel tardo Ottocento, la badia fu trasformata in villa privata e poi, secondo il gusto del tempo, in un castello neogotico; i monaci sono tornati a prenderne possesso nel 1986.
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