Lo stemma di Funes è fatto di tre punte d'argento su fondo azzurro, e quelle tre punte sono le Odle, le cime che chiudono la testa della valle: il Sass Rigais e la Furchetta superano di poco i tremila metri. Sotto di esse, in località Ranui, c'è una chiesetta barocca del 1744, San Giovanni, che per la posizione in cui si trova è una delle cose più fotografate di tutto l'Alto Adige. Accanto sta il maso Ranuihof, raro esempio di tenuta agricola e venatoria settecentesca, riccamente affrescata, restaurata nel 1988. E nella frazione di Tiso c'è un museo mineralogico, nato dalla passione di un collezionista, dedicato ai minerali di quarzo e ametista che qui si trovano e che chiamano le geodi di Tiso.
Il nome del paese è attestato dall'undicesimo secolo come Volnescis, Volnesse, Valnez, ed è probabilmente preromano. La forma tedesca, Villnöß, viene invece da un'espressione ladina, Villes nöes, che vuol dire grosso modo «casolari nuovi», cioè villaggio nuovo. La valle fu abitata stabilmente prima dai reti, poi latinizzati, e più tardi dai germani; attorno al 1500, con l'arrivo di molti bavaresi, il tedesco si consolidò e diede origine al dialetto di Funes, che però porta ancora dentro parecchie parole romanze. Nel 1505 Funes fu staccata dalla parrocchia di Albes e ottenne il primo parroco. Come comune è nata nel 1810, sotto il dominio bavarese, e l'Austria le confermò l'autonomia; Tiso restò comune a sé fino al 1929. Sulla dorsale sopra il paese, durante la prima guerra mondiale, furono scavate trincee e bunker per controllare la val d'Isarco; nella seconda gli stessi ripari furono riutilizzati, ma per mettere al sicuro la popolazione durante i bombardamenti.
Distanze in linea d'aria dal centro del paese. Tocca un punto per aprirne la scheda.
Nei dintorni di Funes
Le destinazioni raccontate dalla nostra redazione più vicine, con la distanza in linea d'aria.
