L'analisi isotopica dello smalto dei denti di Ötzi, l'uomo trovato nel ghiaccio, indica che potrebbe aver passato l'infanzia proprio qui, attorno al 3275 a.C. Nella zona della Tanzgasse sono venuti fuori altri ritrovamenti preistorici. Il paese sta su un'altura soleggiata fra Bressanone e Chiusa, lungo quello che era l'antico confine fra le due diocesi, in mezzo a frutteti, noceti e castagneti. E il suo nome è probabilmente molto più antico di tutte le famiglie che ci hanno abitato: è attestato come Velturnes fra il 985 e il 993, e la lettura più accreditata lo riporta al retico, forse a un nome di persona — un nome da mettere accanto agli etruschi Velthur e Velathri, che è Volterra.
In tedesco il paese si chiama Feldthurns, che si legge come campi e torri, e lo stemma dice esattamente quello: due torri rosse merlate sopra un campo scaccato. Riprende l'arma usata nel 1607 sul castello dei vescovi di Bressanone, e il comune l'ha adottata nel 1966 — un'arma parlante per un nome che con ogni probabilità vuol dire tutt'altro. Il castello a cui si riferisce fu fatto costruire fra il 1577 e il 1587 dal cardinale Cristoforo Madruzzo e ampliato dal suo successore; dentro, la stanza chiamata Fürstenzimmer ha rivestimenti di muri e soffitti fra i più pregiati del Rinascimento locale. La Provincia lo ha acquistato nel 1978 e fatto restaurare, e oggi ospita il museo del paese. Anche le frazioni hanno le loro coppie di nomi, ognuna datata: Schrambach e San Pietro Mezzomonte, Schnauders e Snodres, Garn e Caerna, e Tschiffnon, che è il podere di un tale Juveanus.
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