Giovo

Provincia: Trento · Regione: Trentino-Alto Adige · Abitanti: 2.465 · CAP: 38030

Il nome viene dal latino iugum, il valico, ed è scritto «in Juuo» in un documento del 1174. Il valico è il punto: ad Iugum si chiamava il passaggio che da Salorno saliva al Sauch e ridiscendeva a Vesin, aggirando a monte la piana fra la Chiusa di Salorno e San Michele, che era allagata quasi sempre. La comunità compare nel 1211 come amministrazione civile, ed era già divisa in almeno quattro quartieri, che qui si chiamavano colomelli; dal 1529 la reggeva un regolano, con dei sindaci che erano una specie di capi frazione, un segretario e un saltario, cioè la guardia dei campi. La contea di Giovo e Faedo restò feudo del principato vescovile di Trento fino alla soppressione napoleonica, anche se il castello e la giurisdizione erano passati verso il 1276 ai conti del Tirolo, poi ai Thun e infine a una famiglia veneziana che vi rinunciò nel 1834.

La chiesa di San Giorgio, la più antica del comune, è ricordata come luogo di romitaggio nel 1369; a maggio ci salivano le processioni da Cembra, Segonzano e Meano a invocare protezione sui campi contro le gelate e le rughe. L'ultimo eremita si chiamava Giambattista Ghezzi, di Faedo: il romitorio fu soppresso dalla legge di Giuseppe II del 1782. Vicino al Sauch c'è il roccolo Mosaner, che è un edificio fatto di alberi vivi: faggi e abeti rossi potati in modo da formare una galleria circolare a portico, e serviva a catturare gli uccelli. Nella pieve di Verla, che ha un campanile alto cinquanta metri con una cupola a pera, l'organo era stato costruito per il santuario di Pietralba e la parrocchia lo comprò di seconda mano. E da Palù, che è uno dei quattro quartieri, sono usciti Francesco Moser, Gilberto Simoni e Moreno Moser: tre corridori professionisti da una frazione sola.

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