Il direttore dei lavori, il maestro Antonio Porcello, morì nel 1802 cadendo dalla cupola che stava tirando su. Il cantiere della chiesa matrice di Ruoti era aperto da otto anni: nel 1794 era stata abbattuta la vecchia chiesa, larga circa la metà di questa ma nello stesso posto e con lo stesso orientamento, e il vescovo Serrao aveva portato la prima pietra della nuova, che inglobava la precedente. Le mura e la cupola furono chiuse entro il 1805, gli interni entro il 1810. Il progetto era dell'architetto Magri, allievo del Vanvitelli.
Cosa vedere
L'altare maggiore non è nato per Ruoti. Secondo la tradizione il Magri sostituì quello vecchio, in pietra marmorea cavata nell'Abetina locale, con un altare che veniva dalla cattedrale di Potenza e che lui stesso aveva rimaneggiato: porta ancora la mitra e il pastorale, i simboli del vescovo. C'è anche l'ipotesi di un dono del vescovo Achille Caracciolo, che rifece la cattedrale di Potenza e la cui madre era feudataria di Ruoti; chi lo ha confrontato con l'altare della cappella dell'Annunziata nel duomo di Napoli, di proprietà dei Caracciolo, ci ha visto la stessa mano. L'altare vecchio non è sparito: sta a sinistra, sotto la statua di san Nicola.
Alle pareti ci sono quattro dipinti di scuola napoletana, autore ignoto, databili fra il 1650 e il 1700 e donati dalla famiglia Contaldi: in tutti la Madonna sta al centro e i santi le stanno intorno, in preghiera. Quello a sinistra dell'ingresso è circondato da quindici riquadri con i misteri del rosario. Accanto all'altare che era di santa Filomena — la statua è stata rifatta e oggi è sant'Agnese — ci sono una statua lignea di san Rocco del 1700 e un reliquario di un certo peso.
La visita
Il campanile è più vecchio della chiesa: fu soltanto sopraelevato e chiuso dopo il 1814, quando l'arciprete Vincenzo Caivano diede per primo l'esempio e convinse i ruotesi di ogni condizione a portare su le pietre dalla fiumara. Il terremoto del 16 dicembre 1857 lo conciò così male che si dovette abbassarlo, ed è di nuovo pericolante: lo si guarda da terra. Dentro, invece, una scala costruita nel 1971 porta alle campane e all'orologio pubblico. E guardate il pavimento a sinistra dell'altare maggiore, in cornu Evangelii: lì era sepolta la feudataria Zenobia Scaglione, e i suoi resti riaffiorarono in un riattamento verso il 1900, per poi andare dispersi.
Il consiglio della redazione
Fatevi raccontare le campane, o salite a vederle. La maggiore è del 1763, più vecchia della chiesa che la ospita, e porta la Madonna, san Nicola, sant'Antonio e il Redentore; sulla mediana, fusa in località Calvario mentre i ruotesi buttavano nel bronzo oggetti d'oro e d'argento, accanto a san Nicola c'è una lucertola. La più piccola, oggi lesionata, dice solo il nome del fonditore e la data: Gennaro Danisi, 1887.
