La carta d'Italia ha quasi ottomila comuni e decine di migliaia di frazioni, e in un elenco così lungo era inevitabile che qualche nome facesse sorridere. Sui cartelli stradali ci sono davvero, e chi ci abita ha smesso da un pezzo di trovarli buffi. Dietro ognuno c'è una storia seria, spesso documentata da secoli, qualche volta con tre spiegazioni in gara e nessuna vincitrice. Ecco i dodici più strani, presi dall'Almanacco dei Campanili, la rubrica quotidiana di BigItalia, ognuno con la sua puntata completa.
I dodici nomi
1. Bastardo, frazione di Giano dell'Umbria
Lungo la via Flaminia, in provincia di Perugia, un'antica stazione di posta era nota come Osteria del Bastardo: l'abitato è cresciuto attorno all'osteria e ne ha ereditato l'insegna. Già nel 1933 si cominciò a parlare di cambiarlo, e le proposte non sono mancate, Villa Romana, Lignilia e perfino Termoelettropoli. Nessuna è passata (2 settembre).
2. Strangolagalli, in Ciociaria
Tre spiegazioni e nessuna certezza: un villaggio di forma rotonda, dal greco bizantino unito a una parola longobarda; il soprannome trecentesco di un signore che strangolava i galli; la villa di un patrizio romano di nome Astragalo Gallo, ipotesi di un erudito del Seicento. Lo stemma comunale non aiuta la difesa: una volpe rampante che afferra un gallo (19 settembre).
3. Casa del Diavolo, frazione di Perugia
Più di mille residenti al censimento del 2001. Per il nome gli studiosi tengono aperte tre piste: un'antica casa di perdizione per briganti e perdigiorno, le devastazioni delle truppe di Annibale, il ritrovamento di urne medievali con i resti di bambini morti senza battesimo. In compenso la frazione una chiesa ce l'ha, dedicata a Santa Rita (9 settembre).
4. Bomba, in Abruzzo
Affacciato sul lago artificiale del Sangro, il paese non ha nessun ordigno nel nome: gli studiosi lo fanno venire da una voce latina onomatopeica, un rombo, probabilmente d'acqua. Il lago sotto le case è un'aggiunta del 1957. Qui sono nati Bertrando e Silvio Spaventa, patrioti del Risorgimento (15 settembre).
5. Paperino, frazione di Prato
Alla periferia sud della città c'è una chiesa duecentesca dedicata a San Martino e un nome documentato fin dal XII secolo, probabilmente dal papiro, le canne che crescevano in questa piana umida. La teoria del personaggio Disney è celebre e falsa: quando il papero arrivò in Italia, Paperino esisteva già da otto secoli (3 settembre).
6. California, frazione di Lesmo
Una delle tre frazioni del comune brianzolo, in provincia di Monza, con le sue case e perfino la sua chiesa, dedicata alla Presentazione di Gesù al Tempio. Come il nome dello Stato americano sia arrivato fra queste colline, le fonti non lo spiegano. Chi abita qui può dire, senza mentire, di vivere in California (10 settembre).
7. Polenta, frazione di Bertinoro
Il nome evoca la tavola, la storia parla di castelli e di Dante. Dal castello di Polenta prese il nome la famiglia Da Polenta, signora di Ravenna dal 1275 al 1441: sua era Francesca da Rimini, e fu Guido Novello da Polenta a ospitare Dante negli ultimi anni. Nella frazione resta la pieve di San Donato, documentata dal 911, a cui Carducci dedicò un'ode (28 settembre).
8. Purgatorio e Paradiso, da Custonaci a Pocenia
Purgatorio è una frazione di Custonaci, in provincia di Trapani, con tanto di cartello. Paradiso sta all'altro capo del Paese: una frazione di Pocenia, in Friuli, una settantina di anime, due ville storiche e una chiesetta circolare del Seicento. In mezzo c'è l'Italia intera, e per una volta il viaggio dal Purgatorio al Paradiso si può fare in automobile (20 settembre).
9. Ne e Re, i più corti
Il nome di comune più corto d'Italia sta in due lettere, e il primato è condiviso. Ne, in val Graveglia nell'entroterra di Genova, viene dal latino nemus, bosco, con un paradosso: un paese chiamato Ne non esiste, perché è un comune sparso con la casa comunale a Conscenti (5 settembre). Re, in Val Vigezzo, è l'ultimo comune prima della Svizzera: nome minuscolo e santuario enorme, la Madonna del Sangue con la cupola di 51 metri (2 ottobre). Il terzo del gruppo è Vo', nel Padovano.
10. San Valentino in Abruzzo Citeriore, il più lungo
All'estremo opposto, in provincia di Pescara: trenta lettere, il nome comunale più lungo d'Italia. Supera la capienza di certi moduli, e per alcune operazioni di pagamento i contribuenti devono ricorrere ad altri canali. Il paese sta fra la Maiella e il Morrone, in parte dentro il parco nazionale (13 settembre).
11. Pocapaglia, nel Roero
Sembra un'alzata di spalle e invece descrive un paesaggio: le Rocche del Roero, forre e calanchi aperti nella sabbia quando la cattura fluviale del Tanaro deviò il corso del fiume. Il folclore preferisce una versione più sbrigativa: sarebbe stato Belzebù in persona a scavare le colline in una notte (12 settembre).
12. Mezzojuso, nell'entroterra di Palermo
Due storie si contendono il nome: mezzo paese «in giù» rispetto alla piazza, sul colle ripido dove sta l'abitato, oppure Manzil Yusuf, il casale di Giuseppe dell'età araba citato dal geografo Edrisi. Verso il 1444 vi si insediarono milizie albanesi, e buona parte del paese conserva ancora il rito bizantino dei fondatori (16 settembre).
Fuori classifica: due nomi che ingannano
Ventimiglia non conta venti miglia: il nome viene da Albium Intemelium, la capitale dei Liguri Intemeli, contratta nei secoli. L'equivoco però ha avuto vita facile, perché certi cartelli abbreviavano in XXmiglia e la città dista davvero una ventina di miglia nautiche da Nizza (24 settembre).
Sanremo non ha nessun san Remo: il santo è Romolo, vescovo di Genova del V secolo, e a trasformarlo fu la parlata ligure. Sulla grafia si è litigato fino a ieri: un regio decreto del 1928 fissò «San Remo» in due parole, e solo tra il 1991 e il 2002, con lo statuto, la forma unita è diventata l'unica corretta (5 ottobre).
Come continuare
Ogni comune citato ha la sua scheda su BigItalia, con la storia, i luoghi da vedere e le feste. I nomi di paese sono una delle rubriche dell'Almanacco dei Campanili: quasi ogni giorno ne esce uno nuovo, e l'elenco degli scherzi apparenti è ancora lungo.