L'Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti a Pozzuoli. Risale alla seconda metà del I secolo d.C. e fu realizzato per far fronte all'incremento demografico di Puteoli, che aveva reso insufficiente il precedente edificio per spettacoli pubblici; per capienza è secondo solo al Colosseo e all'anfiteatro Campano di Capua.
Cosa vedere
La struttura, di pianta ellittica, aveva una facciata esterna con tre ordini di arcate sovrapposte, poggianti su pilastri e sormontate da un attico, preceduta da un portico ellittico realizzato in trachite: le cave, di proprietà imperiale, erano molto vicine al mare, il che abbatteva i costi di trasporto. Si accedeva all'interno da quattro ingressi principali e da altri dodici secondari: la porta Pretoria a nord, corrispondente al luogo del pretore dei giochi; la porta Sacra a sud; la porta Libitinense a est, da cui venivano portati fuori i cadaveri dei gladiatori uccisi; la porta Sanavivaria a ovest, da cui uscivano i gladiatori vincitori. La cavea era divisa in tre livelli di gradinate, ima, media e summa. Nei sotterranei, a circa sette metri di profondità, sono ancora visibili parti degli ingranaggi per sollevare le gabbie con le belve sull'arena, che è attraversata lungo l'asse maggiore da una fossa scenica.
Per la sua importanza commerciale e per il numero di abitanti, Pozzuoli fu l'unica città dell'Italia antica, Roma esclusa, ad avere due anfiteatri: il più antico, di età repubblicana, fu tagliato in due dalla trincea ferroviaria scoperta nel 1915 durante i lavori per la ferrovia Roma-Napoli. Secondo le fonti, il primo era dedicato agli spettacoli dei gladiatori, mentre quello Flavio era adatto alle venationes con belve esotiche. L'Anfiteatro Flavio sorge dove convergevano le principali vie della regione, tra la Solfatara e il Monte Gauro; la sua costruzione è attribuita agli stessi architetti del Colosseo, di cui è di poco successivo, e alcuni testi la collocano sotto Vespasiano, con un'inaugurazione probabilmente sotto Tito. Gli scavi archeologici iniziarono nel 1839 e solo nel 1947 il monumento fu definitivamente liberato dai detriti. Nell'aprile del 305, durante le persecuzioni di Diocleziano, i cristiani Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio furono condannati a essere sbranati nell'anfiteatro: secondo la tradizione le fiere si inginocchiarono davanti a loro dopo una benedizione di Gennaro, e i quattro furono poi decapitati presso la Solfatara insieme ai puteolani Procolo, Eutiche e Aucuzio.
La visita
L'anfiteatro è a Pozzuoli, in corrispondenza della convergenza fra la via Domiziana e la via per Napoli. Orari e biglietti vanno verificati.
Il consiglio della redazione
Cercate la cella dove furono rinchiusi i santi prima del supplizio: intorno al XVII–XVIII secolo divenne una cappella dedicata al loro culto, soprattutto a San Gennaro, come attestano due lapidi all'ingresso, e fu decorata con un altare maiolicato e una statua in ceramica dei santi Gennaro e Procolo che si abbracciano.


