Chiesa dello Spirito Santo
La chiesa di una confraternita del Cinquecento a Sant'Antimo: facciata seicentesca in piperno e cupola sul transetto.
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La chiesa di una confraternita del Cinquecento a Sant'Antimo: facciata seicentesca in piperno e cupola sul transetto.
Il santuario del patrono in piazza a Sant'Antimo: chiesa del Settecento, reliquie del martire e statua d'argento.
Il castello baronale di Sant'Antimo è un edificio del Cinquecento e, con il santuario del patrono, uno dei punti di riferimento del paese. Il feudo passò dai Filangieri agli Stendardo, che lo tennero fino al 1566, quando fu venduto ai Revertera. Il duca Francesco Revertera fu considerato un benefattore: ottenne che il paese fosse dichiarato «Camera Riservata del Duca», liberando i cittadini da oneri pesanti come quello di ospitare le truppe di passaggio. Nel 1629 castello e feudo furono venduti a Francesco Ruffo, duca di Bagnara, e nel 1641 Sant'Antimo fu elevata a principato. Nel 1756 arrivarono i Mirelli, principi di Teora, che ristrutturarono il palazzo e rifecero la facciata, con fregi intorno a finestre e balconi.
Il castello ha forma quadrata e ci si arriva per una breve rampa. La facciata ha un grande portale di pietra lavica e le finestre ad arco del torrione; il torrione e le due torri laterali sono coronati da merli a coda di rondine. Dentro, un androne coperto da volta a botte porta al cortile scoperto, un palmeto intorno a un pozzo decorativo.
Sul lato nord c'è un grosso cellaio, detto «il grottone», che era la grande scuderia per i cavalli degli armigeri; a sud la scuderia piccola per i cavalli della carrozza baronale, il vano delle carrozze e una cappella privata. Al primo piano corre un loggiato con pilastri e archi di piperno, coperto da travi di legno, da cui si entra nel piano nobile: una fila di stanze con porte dorate del Settecento e, in un salone, un affresco rococò con l'omaggio di un contadino al suo padrone.
Il castello è di proprietà privata: dagli anni Ottanta dell'Ottocento appartiene alla famiglia Giannangeli. Dal 1912 è monumento nazionale. Se e come si possa vedere l'interno va verificato prima; da piazza della Repubblica se ne vede la facciata.
La piazza stessa faceva parte del castello: era il piccolo giardino davanti all'edificio, espropriato dal Comune nel 1896. E durante alcuni scavi sono stati trovati due sotterranei, a cui si scendeva da una botola nel pavimento. In uno c'erano anelli alle pareti e ossa: si pensò a una sala di tortura, ma era l'antico carcere del castello.
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