Palazzo Provenzali, detto anche casa Provenzali, è un edificio della fine del Cinquecento che sorge a Cento su via Provenzali, perpendicolare a corso del Guercino. Nel secondo decennio del Seicento apparteneva al nobile Alberto Provenzali, fratello del pittore e mosaicista Marcello Provenzale: con ogni probabilità fu lui ad affidare al giovane Guercino la decorazione di una sala della casa. Dopo i Provenzali il palazzo passò a diverse famiglie; oggi è dei Benazzi ed è tuttora un'abitazione privata.
Cosa vedere
La facciata, ordinata e simmetrica, ha al centro una finestra con una balaustra scolpita del Settecento, e sotto l'androne d'ingresso. Uno scalone settecentesco porta al primo piano, dove si trova la sala decorata dal Guercino con i suoi allievi. Intorno al soffitto corre un fregio con undici scene delle gesta di Provenco, il soldato di Cesare che la tradizione di famiglia considerava il capostipite dei Provenzali: sono accompagnate da cartigli con motti latini e inserite in un'architettura dipinta, tra telamoni monocromi, figure entro nicchie e putti agli angoli.
Sopra il fregio si stende un soffitto di legno dipinto con le quarantotto costellazioni tolemaiche, tra volute d'acanto, putti, mascheroni e festoni. Per questa decorazione la critica ha proposto una data più precoce, verso la fine del Cinquecento; lo studioso Sandro Zannarini ne ha indicato la probabile fonte nelle xilografie del «Poeticon Astronomicon» di Igino stampato a Venezia da Erhard Ratdolt.
La visita
Il palazzo è una casa privata, e un'eventuale possibilità di vedere la sala va verificata prima di andare. Fregio e soffitto sono tornati visibili con il restauro seguito al terremoto del 2012: dalla seconda metà dell'Ottocento li nascondeva un controsoffitto di canniccio.
Il consiglio della redazione
Il fregio fu rintracciato nel maggio 1936 da Denis Mahon, che aveva ventisei anni e sarebbe diventato il massimo specialista del Guercino. Era arrivato a Cento con una guida del 1768 che ricordava un affresco del pittore nella casa; non vedendo decorazioni nella sala, immaginò un controsoffitto, si calò con una fune da una botola del tetto fino a una trave maestra e trovò le pitture alla luce di una pila elettrica.




