San Cesario sul Panaro

Provincia: Modena · Regione: Emilia-Romagna · Abitanti: 6.117 · CAP: 41018

Questo posto una volta si chiamava Wilzacara ed era un bosco: nell'825 l'imperatore Lotario I donò la vasta selva di Wilzacara all'abbazia di Nonantola, e i monaci benedettini la bonificarono, la coltivarono e vi portarono il culto di san Cesario di Terracina. Nel 945 il marchese Berengario, poi re d'Italia, destinò il territorio a coltivazione ed eresse un castello, o borgo, con molti edifici e una cappella in onore di san Cesario, che fu preso come patrono; le fonti aggiungono un'altra ragione della scelta, il Panaro, che divide questo territorio da Spilamberto e che in passato era sempre impetuoso e pericoloso. Il nome cambiò quando cambiò il padrone: nel 1112 la contessa Matilde di Canossa sottrasse la corte e la selva di Vilzacara ai monaci nonantolani e la passò alla chiesa locale, quella dedicata al martire Cesario, e da allora Wilzacara sparisce piano piano dai documenti e al suo posto resta San Cesario. Qui vicino morì anche un papa, Adriano III, mentre andava a Worms, dove l'imperatore Carlo il Grosso aveva convocato una dieta per discutere la riorganizzazione dell'impero: il suo corpo è conservato a Nonantola.

Nel 1446 il marchese di Ferrara Leonello d'Este elevò San Cesario a contea e ne concesse la giurisdizione ad Albertino III Boschetti e ai suoi discendenti; il loro palazzo feudale, costruito nel Quattrocento e trasformato in villa nel secolo dopo, oggi è del comune e ospita la biblioteca. Alla torre dell'orologio è ancora attaccato un tronco delle mura che i modenesi eressero nel 1190. Nella chiesa parrocchiale — che secondo alcuni sta sopra un tempio pagano dedicato ad Apollo, e che ha tre navate scandite da colonne romane con capitelli preromanici — la sacrestia conserva la mandibola inferiore del santo patrono, incastonata in un reliquiario d'argento del Seicento: nel 1639 don Agostino da Vignola, rettore della basilica, chiese quella reliquia al monastero di San Pietro di Modena e la ottenne, grazie all'interessamento del conte Luigi Boschetti. Lo stemma, concesso nel 1862, porta un castello diroccato con un leone di guardia, perché nei documenti tardo medievali l'antico castello di Vilzacara era detto Castel Leone; e la corona sullo scudo è quella che le regole di allora prevedevano per i comuni sotto i tremila abitanti. Nella zona industriale dello stesso paese, oggi, si costruiscono le automobili Pagani.

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