Il cavallino rampante della Ferrari è nato a Lugo: era l'emblema personale di Francesco Baracca, l'asso degli assi dell'aviazione italiana, nato qui nel 1888 e capace di abbattere trentaquattro aerei nemici; fu sua madre a donarlo a Enzo Ferrari perché gli portasse fortuna, e il monumento e il museo raccontano il pilota. Ma il monumento che i lughesi amano davvero è il Pavaglione, e il suo nome viene dai bachi da seta: un pavaglione era il recinto, spesso coperto, dove si vendevano i bozzoli. Nacque nel 1570, quando il duca Alfonso II d'Este ordinò di smantellare le fortificazioni attorno alla rocca per far posto al mercato settimanale: doveva servire da riparo alle milizie e ai mercanti, e poi il commercio ha vinto sui soldati.
Del Pavaglione, però, la cosa più bella è come si spendeva il dazio. Ogni anno il consiglio comunale decideva a chi darlo: alla ricostruzione di una chiesa, come ringraziamento dopo la peste, alla fondazione del Collegio Trisi, e una volta a metà con i giovani studenti di Lugo che l'avevano chiesto per comprarsi i libri di diritto; e alle ragazze che volevano farsi monache e non avevano la dote; e una volta a ripavimentare la piazza grande. Nella chiesa del Carmine ci sono due organi barocchi che funzionano ancora, e su uno dei due si esercitava il giovane Rossini — il teatro della città porta il suo nome. Sotto gli Estensi Lugo fu anche una città di mercanti ebrei: del ghetto restano la memoria e i cimiteri, e quello nuovo, aperto nell'Ottocento in via di Giù, si visita ancora. La rocca estense, oggi municipio, chiude la piazza; e la piadina, qui, si discute con serietà teologica.