San Valerio Martire, patrono di Alvito
📅 Ogni anno, il sabato dopo la Pentecoste
Alvito festeggia san Valerio Martire il sabato dopo la Pentecoste.
Nel 1595 Alvito e buona parte della valle di Comino divennero feudo dei Gallio, una famiglia originaria di Cernobbio che resse il ducato fino alla fine del Settecento. Costruirono il palazzo ducale, aprirono nel 1666 la strada principale che porta ancora il loro nome e vivacizzarono la vita culturale del paese — e si fecero anche scrivere un libro su sé stessi. La Descrittione del Ducato di Alvito, pubblicata nel 1633 e ristampata due volte con lezioni diverse, racconta l'epopea della dinastia e la storia del feudo fino agli inizi dell'età barocca; fu voluta dai Gallio ed è attribuita a Giovanni Paolo Mattia Castrucci, uno scrittore immaginario. Prima di loro la contea era stata dei conti d'Aquino e poi dei Cantelmo: a uno di questi, Restaino, si deve la ricostruzione del castello nel 1350, l'anno dopo che un terremoto dell'Appennino l'aveva abbattuto. Il paese ha il titolo di città in virtù di due atti di due sovrani diversi, emanati a cinque anni di distanza nel Settecento.
Le prime tracce di un abitato qui risalgono al decimo secolo, sotto un altro nome; il nucleo chiamato Alvito è del 1096, e il nome sembra derivare dal monte ai suoi piedi. Nella seconda metà dell'Ottocento l'economia della valle ebbe un'impennata, e nello stesso tempo cominciò l'emigrazione: da Alvito si partiva verso i Balcani — soprattutto Turchia e Bulgaria — e verso il Brasile e gli Stati Uniti, mentre una parte dei braccianti scendeva ogni stagione nella campagna romana. Negli stessi anni si registrarono episodi di tratta di minori verso l'Europa continentale, e in particolare verso la Francia, dove molti bambini alvitani furono portati a lavorare nelle vetrerie. Nel 1919 fu istituita qui la prima colonia agricola della Terra di Lavoro per gli orfani dei contadini caduti nella prima guerra mondiale, e restò attiva fino alla metà degli anni trenta. Nella seconda guerra mondiale il paese fu risparmiato dagli attacchi aerei, benché il fronte di Cassino fosse vicino e vi fosse acquartierato un comando tedesco; ma l'undici maggio 1944, in località Fontanelle, vi fu giustiziato il partigiano Giuseppe Testa, medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
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Fuori da Alvito, ma a portata di gita.