Abbazia di Montecassino
Il monastero fondato da san Benedetto nel 529 sopra Cassino, ricostruito dopo il 1944: tre chiostri e la sua tomba.
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Il monastero fondato da san Benedetto nel 529 sopra Cassino, ricostruito dopo il 1944: tre chiostri e la sua tomba.
La fortezza degli abati di Montecassino sopra Cassino: torre pentagonale, mura rifatte nel 1418, riaperta nel 2015.
L'anfiteatro romano di Cassino è uno dei monumenti dell'antica Casinum, la città romana i cui resti stanno ai piedi di Montecassino, in località Crocefisso. Lo fece costruire nel I secolo d.C. la matrona Ummidia Quadratilla, figlia di un console e appartenente a una delle famiglie più importanti della città: Plinio il Giovane la descrive come una donna ricchissima, e alla città donò anche un tempio.
L'anfiteatro fu edificato su un declivio naturale e ha forma ellittica: l'asse maggiore misura circa ottantacinque metri, quello minore sessantanove. Poteva ospitare circa quattromilacinquecento spettatori, disposti su dodici gradinate. Nella parte alta c'erano con ogni probabilità delle feritoie, in cui si infilavano i listelli che reggevano il velario, la tenda stesa a riparare il pubblico.
L'anfiteatro fa parte del parco archeologico di Casinum, il cui percorso tocca le mura megalitiche, la Porta Campana, il cosiddetto mausoleo di Ummidia Quadratilla, il teatro e il ninfeo, passando in più tratti su strada basolata. Appena sopra sta il Museo archeologico nazionale Gianfilippo Carettoni.
L'area archeologica dipende dal Museo archeologico nazionale: orari, biglietti e parti visitabili vanno verificati con il museo prima di andare.
Il quartiere che oggi sta ai piedi dell'anfiteatro si chiama «Colosseo», proprio per la sua presenza. E nel Duecento il monumento servì ancora, ma da fortezza: vi si asserragliarono gli uomini di Manfredi, nel tentativo di resistere agli Angioini. Fu poi un'iscrizione trovata nell'anfiteatro, nel 1757, a far attribuire a Ummidia Quadratilla anche il mausoleo.
Il Museo archeologico nazionale Gianfilippo Carettoni sta lungo la strada che dal centro di Cassino sale a Montecassino, a ridosso delle mura dell'antica Casinum, in posizione sovrastante l'anfiteatro e presso la cosiddetta Porta Campana. La prima pietra fu posata il 15 marzo 1966, nell'anniversario della distruzione di Cassino durante la seconda guerra mondiale; i lavori subirono forti ritardi, e il museo fu inaugurato nel 1979. Il 12 dicembre 2003 è stato intitolato a Gianfilippo Carettoni, l'archeologo a cui si devono studi fondamentali su Casinum e la riscoperta del teatro romano. È un museo statale, gestito dalla Direzione regionale Musei.
Il percorso comprende tre sale e un lapidario al piano inferiore; già in giardino sono esposti frammenti architettonici, per lo più di sepolcri, ed epigrafi. La prima sala, ottagona, raccoglie la preistoria e la protostoria: i corredi del sepolcreto di Casinum, una necropoli volsca dell'età del ferro individuata dallo stesso Carettoni, con sedici sepolture, e i materiali romani della necropoli di Campo di Porro. In una vetrina c'è la cosiddetta «Arma Samnitium», una spada con il fodero saldata a elementi di giavellotto; tra i reperti più antichi, un frammento di molare d'elefante del Paleolitico.
Il pezzo più importante è la statua dell'eroe, di marmo pentelico, della seconda metà del I secolo a.C.: un uomo in nudità eroica, in atteggiamento di riposo. Carettoni la trovò nel 1936 durante gli scavi del teatro, dentro il pozzo grande della scena.
Orari e biglietti vanno verificati con il museo o sul sito della Direzione regionale Musei. Con il museo si visita l'area archeologica di Casinum, con l'anfiteatro, un tratto dell'antica via Latina e la tomba di Ummidia Quadratilla.
La statua dell'eroe ha fatto un lungo giro prima di tornare a casa. Nel 1938 fu portata al Museo archeologico nazionale di Napoli; a Cassino, per anni, se ne poté vedere solo un calco. L'originale è rientrato nell'aprile 2013.
Il teatro romano di Cassino appartiene all'antica Casinum, la città romana ai piedi di Montecassino, e sta all'incrocio tra via Crocifisso e via Montecassino. È di età augustea. Dimenticato del tutto nel Medioevo, fu riportato alla luce solo nel 1936 dagli scavi dell'archeologo Gianfilippo Carettoni, a cui oggi è intitolato il vicino museo archeologico nazionale; fu restaurato intorno agli anni Cinquanta e di nuovo nel 2001.
Ha lo schema semicircolare tipico del teatro greco-romano, e sfrutta la pendenza della montagna per reggere venti gradini: tredici formano la parte bassa della cavea, sette quella alta. Gli spettatori vi arrivavano per una serie di gallerie coperte, che portavano direttamente all'ultimo gradino. I posti a sedere sono circa duemilacinquecento.
Dal teatro vengono due pezzi che ora si vedono al museo: un fusto liscio di colonna di marmo policromo e, soprattutto, la statua dell'eroe, di marmo pentelico, trovata dentro il pozzo grande della scena. Il torso era in ottimo stato; gli altri frammenti erano sparsi a una certa distanza, dentro e fuori la scena.
Il teatro fa parte del parco archeologico di Casinum. Per anni ha ospitato d'estate spettacoli, concerti e cinema all'aperto, ma risulta anche chiuso per inagibilità: prima di andare va verificato con il Museo archeologico nazionale se è accessibile.
Unite il teatro al resto dell'area: il percorso del parco archeologico tocca le mura megalitiche, la Porta Campana, l'anfiteatro, il cosiddetto mausoleo di Ummidia Quadratilla e il ninfeo, e in più tratti si cammina su strada basolata.
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