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anfiteatro romano di Luni

📍 Luni, Liguria · 44/100

L'anfiteatro della colonia romana di Luna è un'ellisse di 88,5 metri per 70,2, dimensionata per circa 7000 spettatori. Fu costruito nel II secolo d.C., forse in età antonina, nel quartiere orientale della città e lungo il tracciato antico della via Aurelia. Il suo orientamento non è quello della colonia repubblicana: segue la ripartizione agraria di età augustea, che si era sovrapposta alla griglia più vecchia con un'inclinazione diversa. È il dettaglio che colloca l'edificio nel tempo meglio di qualunque iscrizione: quando lo si costruì, la città aveva già cambiato una volta il proprio disegno.

Cosa vedere

Delle gradinate non resta nulla: quello attorno a cui si cammina sono le sostruzioni, cioè le strutture che le reggevano, organizzate in due anelli concentrici di camere a volta. Dentro l'anello interno erano ricavati scale e passaggi per raggiungere i posti bassi, l'ima cavea; alle file alte, la summa cavea, si saliva invece per una serie di scale aperte nell'anello esterno. L'arena era delimitata da un corridoio coperto in cui si entrava attraverso ingressi voltati.

Vale la pena guardare i materiali. L'ossatura è tutta in conglomerato cementizio, ma alcune parti furono rivestite in pietra: le volte delle scale con blocchetti di scisto del Monte Caprione posati in modo irregolare, l'opus incertum; le porte principali con blocchetti regolari di calcare grigio e ciottoli di arenaria, la tecnica che gli archeologi chiamano petit appareil. C'era anche un impianto per l'acqua piovana: una canaletta di scolo lungo il corridoio dell'arena e, nella summa cavea, canalette in terracotta inserite nelle murature esterne. Tegole, coppi e antefisse ritrovati negli scavi dicono che l'ordine superiore delle gradinate era coperto da una galleria.

La visita

L'anfiteatro fa parte dell'area del Museo Archeologico Nazionale di Luni, nel comune di Luni, in provincia della Spezia, e si visita insieme al resto della città antica. Come quasi tutti gli anfiteatri romani sorgeva fuori dal centro monumentale, oltre l'abitato, e per arrivarci si esce dal circuito del foro. Conviene tenerlo per ultimo, quando si è già capita la pianta della colonia: solo allora l'ellisse, storta rispetto alle strade, racconta qualcosa.

Il consiglio della redazione

Consigliamo di fare il giro completo dell'anello esterno prima di entrare: da fuori si leggono le due file di camere a volta una dentro l'altra, e si capisce come funzionava la macchina delle scale. Poi cerchiamo, sulle volte, gli scisti scuri del Monte Caprione: sono la pietra dei monti che chiudono la piana, montata qui in un edificio pubblico romano.

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