Sbrisolona
Farina bianca e gialla, mandorle, burro e zucchero, che si rompe con le mani: la sbrisolona è il dolce di Mantova, già alla corte dei Gonzaga.
Leggi la scheda →Nessuno sa con certezza da dove venga il nome, ma tutte le spiegazioni girano attorno al numero settecento. Potrebbe venire da una pietra miliare romana — il paese sta a sette miglia romane da Mantova — oppure dai settecento iugeri di terra che Matilde di Canossa donò ai benedettini del Polirone, sull'altra sponda del Po, o ancora da un sostegno artificiale che regolava le acque fra il Mincio e il Po. Lo stemma, concesso nel 1926, sceglie: sopra c'è il dio Eridano, cioè il Po in persona, che versa acqua da un'anfora e immerge un remo nei flutti; sotto una pietra miliare con inciso AD SEPTINGENTA in caratteri lapidari romani. L'acqua, del resto, è il mestiere di questa terra: già nel V secolo avanti Cristo gli etruschi vi scavarono le dighe dette Fosse Filistine, per far scorrere le acque ed evitare i ristagni.
Nel 1288 i Cavriani, famiglia venuta dalla Germania, fecero costruire su un'isola un castello con tredici torri e giardini di piante esotiche; dal Trecento il borgo fu dei Gonzaga per tre secoli. La pagina che conta di più, però, è del Novecento: durante l'occupazione tedesca la famiglia contadina dei Sacchi nascose per mesi nella propria casa colonica un giovane ebreo di Merano, Moshe Shapiro, finché la situazione non divenne troppo pericolosa e lui dovette cercare rifugio a Gazzo Veronese, dove sopravvisse fino alla Liberazione. Il 2 agosto 1999 lo Yad Vashem ha nominato giusti tra le nazioni Riccardo ed Edmea Sacchi e Vando ed Ebe Sacchi.
Farina bianca e gialla, mandorle, burro e zucchero, che si rompe con le mani: la sbrisolona è il dolce di Mantova, già alla corte dei Gonzaga.
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Fuori da Sustinente, ma a portata di gita.