Il monumento equestre a Carlo Alberto è un gruppo di bronzo eretto nel 1843 in quella che oggi è piazza Mazzini, nel centro di Casale Monferrato. Lo volle l'amministrazione cittadina per gratitudine verso il re di Sardegna, che con un editto del 19 settembre 1837 aveva restituito a Casale il Senato, soppresso nel 1730 da Carlo Emanuele III e spostato a Torino: tornava sotto forma di Corte d'Appello, la seconda del Piemonte. Il costo non gravò sull'erario: fu coperto da sottoscrizioni volontarie, che in pochi giorni raccolsero ottantamila lire piemontesi. Il contratto fu firmato il 26 marzo 1838, e l'inaugurazione avvenne il 20 maggio 1843.
Cosa vedere
La statua è dello scultore milanese Abbondio Sangiorgio, già celebre per la Sestiga di bronzo in cima all'Arco della Pace di Milano. Carlo Alberto, che allora era vivo e regnante, è raffigurato circa due volte e mezzo più grande del naturale, vestito di tunica e pallio all'uso degli imperatori romani, con calzari di foggia romana. Ha il braccio destro teso verso l'orizzonte, con il palmo rivolto in basso, e con la sinistra tiene la briglia; il cavallo volta la testa a sinistra e solleva la zampa anteriore destra.
Il piedestallo, di granito, è opera del bolognese Pelagio Palagi e dell'architetto Pietro Bosso: il blocco che regge la statua è un monolite di circa venticinque tonnellate. Sul fronte si legge un'iscrizione latina dettata dal professor Francesco Stevano. Il bronzo fu gettato in più parti, sette per il cavallo e cinque per il cavaliere, nell'officina milanese di Luigi Manfredini; morto lui durante i preparativi, il lavoro fu portato a termine dal genero Giovanni Battista Viscardi.
La visita
Il monumento sta all'aperto, in piazza, e si vede a qualunque ora. Per fargli posto furono demolite alcune vecchie abitazioni, sostituite da un nuovo palazzo con la facciata in ordine ionico, progettato da Pietro Bosso a contorno della piazza.
Il consiglio della redazione
L'abito del re fu discusso a lungo. Sangiorgio aveva preparato due modelli: in uno il sovrano portava l'abito spagnolo di Gran Maestro dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, nell'altro una veste eroica alla romana. Il tema era delicato, perché il re era vivo e governava: furono sentite commissioni apposite, esperti e artisti, e prevalse il costume eroico.




