Il nome sarebbe la pensione di un soldato: dopo la conquista di Cartagine, Scipione premiò i suoi reduci con terre in Puglia, e uno di loro, un certo Caius Oratus, ci fece sorgere un villaggio a cui diede il proprio nome. C'è chi invece lo lega alla pianta quadrata dell'abitato romano sulla via Traiana. Corato fu rifondata dai normanni nel 1046, con quattro torri e le mura, e quando rimase fedele a Corradino di Svevia fino all'ultimo, Carlo d'Angiò le lasciò per motto Cor sine labe doli, cuore senza macchia d'inganno: sta ancora nello stemma.
La Coratina, una delle cultivar d'olivo più pregiate d'Italia, porta il nome di questa città: amara, piccantissima, ricca di polifenoli, è la ragione per cui i frantoi di Corato compaiono nelle guide dell'olio di mezzo mondo. La città murgiana, con la pianta a cerchi concentrici del borgo medievale, vive attorno a piazza Cesare Battisti e al teatro comunale ottocentesco; il falò di Santa Lucia, acceso in onore della santa da tempo immemorabile, arde ancora. Nel 1503 la disfida di Barletta si combatté proprio qui in mezzo, sulle terre fra Corato e Andria. Il territorio sale verso l'Alta Murgia: jazzi, poste e muretti a secco fino quasi a Castel del Monte, che appartiene alla vicina Andria ma si raggiunge in dieci minuti. Pane, olio e vino: qui la tavola è una dichiarazione d'identità.