Nardò vuol dire acqua: il nome viene dall'illirico nar, e allude alla falda che sta sotto il territorio — nello stemma della città, infatti, c'è uno zampillo. Piazza Salandra è il salotto barocco più sorprendente del Salento dopo Lecce, con la guglia dell'Immacolata, il sedile e le facciate color miele; ma quel barocco è una ricostruzione. Il venti febbraio del 1743 un terremoto colpì la città facendo centocinquanta morti e buttando giù quasi tutto: di San Domenico si salvò poco più della facciata, il palazzo dell'Università fu rifatto da capo. Quella che si guarda oggi è la città che si è rialzata.
Un secolo prima era successo di peggio. Nel 1647, quando la rivolta di Masaniello arrivò in provincia, i baroni la soffocarono nel sangue, e il conte di Conversano, Acquaviva, ci divenne famoso: alla nuova rivolta della sua Nardò accorse con gente armata, fece impiccare il sindaco e molti cittadini e perfino quattro canonici, e le loro teste mozze le fece mettere sui loro stalli nel duomo; poi rase al suolo delle case, ci sparse il sale e ci lasciò dei segni d'infamia. Erano gli stessi Acquaviva che avevano fatto di Nardò il centro culturale del Salento, con l'Università e le accademie, tanto che la chiamavano la nuova Atene delle lettere; e che nel 1497, cacciati gli ebrei, avevano fatto costruire un convento sul luogo della sinagoga. Il mare di Nardò è il parco di Porto Selvaggio: pineta a picco, acqua trasparente e la baia dove si nuota dopo un sentiero nel bosco, fra i tratti di costa più belli della Puglia. Le masserie del negroamaro completano il quadro.