Monteroni d'Arbia

Provincia: Siena · Regione: Toscana · Abitanti: 8.744 · CAP: 53014

Il nome dice due volte la stessa cosa: monte più tirone, e tirone, da una parola latina tarda, significava già altura. Nel medioevo se n'era persa la coscienza, la parola fu presa per un nome proprio e si sentì il bisogno di metterle davanti il sostantivo comune; alla stessa maniera è nato l'altro Monteroni, quello del Salento. La seconda metà del nome è il torrente Arbia, che dà il nome anche alla valle. Di qui passavano la Francigena e la Cassia, che all'epoca probabilmente coincidevano, ed è la strada la ragione per cui questo posto esiste: nel Duecento, fra Ponte a Tressa e Ponte d'Arbia, si contavano otto ospedali per i viandanti. A Ponte d'Arbia si fermò l'arcivescovo Sigerico tornando da Roma verso l'Inghilterra, e la sosta la annotò nel suo diario.

Dai primi del Duecento l'ospedale di Santa Maria della Scala di Siena cominciò a comprare terreni qui, e nel 1322 costruì un mulino enorme per l'epoca, davanti alla chiesa di San Donato: è intorno a quel mulino che il borgo è cresciuto. Nel Trecento quasi tutto era dell'ospedale — il mulino, il palazzo adibito a magazzino del grano, due osterie e diversi fabbricati — mentre la terra intorno era ancora in mano alle grandi famiglie senesi. La grancia di Cuna, la fattoria fortificata, amministrava il territorio per conto dell'ospedale e ci lavorava sopra: bonificò i terreni vicini all'Arbia, fortificò, costruì ponti, regimò le acque. Poi arrivarono la peste del 1348, le compagnie di ventura e la guerra di Siena, in cui il mulino fu bruciato. Il comune, come tale, è stato costituito solo nel 1810, in periodo napoleonico. E l'Arbia è il torrente che Dante ricorda «colorata in rosso» dopo la battaglia di Montaperti.

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