Il nome italiano di questo paese non l'ha deciso nessun ufficio: è una parola tedesca consumata dall'uso. Burgstall vuol dire luogo fortificato, e nei documenti compare come Purchstal fra il 1217 e il 1235, come Purckstal nel 1325 e come Burgstall ancora nel 1780; passando per la bocca della gente, nel dialetto trentino è diventato Postàl. È una cosa che vale la pena notare, in una provincia dove molti nomi italiani sono stati inventati a tavolino: qui l'italiano è nato dal tedesco per attrito, non per decreto. Il luogo fortificato del nome c'era davvero: il paese fu costruito dal conte Volkmar di Burgstall — antenato dei conti Spaur — a difesa del castello, che oggi è soltanto un rudere. Attorno a quei due poli sono venute la chiesa e, molto più tardi, la scuola.
Se si guarda dove stanno le case si legge una storia di acqua. Le abitazioni storiche sono tutte su un pendio, perché nel medioevo il fondovalle era ancora paludoso; poi, con le bonifiche cominciate nell'Ottocento, il terreno umido è diventato coltivabile e si è riempito di frutteti, e il centro del paese è sceso a valle. Sullo stemma, concesso nel 1966, c'è uno sparviero nell'attimo in cui sta per spiccare il volo: è l'insegna dei cavalieri di Burgstall. Dal 1958 Postal è collegata a Verano da una funivia, rinnovata nel 2000 e poi nel 2017, che è considerata fra le più moderne d'Europa: una sola persona può azionarla, tenendo sotto videosorveglianza l'intero tragitto. Quanto alle lingue, oggi tre quarti degli abitanti hanno il tedesco come madrelingua e un quarto l'italiano; ma nel 1971 gli italofoni erano più di un terzo, e da allora la loro quota è scesa lentamente.
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