Il paese è dominato dai calanchi del monte Giogo, che l'erosione ha scavato in argille marnose azzurre di età pliocenica. In quelle argille ci sono i fossili, perché queste colline un tempo erano fondo del mare: nel 1983, in località Rio Carbonari, è venuto fuori il cranio fossile di una balenottera, quasi completo e lungo circa due metri, che oggi sta al museo geologico di Castell'Arquato. Dal 1995 una parte del territorio è riserva geologica del Piacenziano, il piano geologico che prende il nome da Piacenza. Il nome del paese, invece, viene da Lucus Anneianus, il bosco sacro di Anneio o dei galli anani che abitavano qui, e compare in un documento dell'884 nella forma Lucanuiiano.
Nel territorio comunale, però, c'è anche una città romana. Veleia, fondata dai veleiati e poi entrata pacificamente nell'orbita di Roma, divenne municipio e capoluogo di un'area appenninica che si estendeva fra la Trebbia e il Taro; ci si stava volentieri anche per le acque termali. La decadenza cominciò alla fine del terzo secolo, per le frane che continuavano a franare e per la crisi che concentrava le terre in poche mani. Poi la città sparì, e fu ritrovata per caso: nel 1747, in un prato davanti alla chiesa di Sant'Antonino, saltò fuori la tabula alimentaria traianea, una grande iscrizione di bronzo dell'epoca di Traiano, e da quel ritrovamento nel 1760 cominciarono gli scavi. Quel bronzo nomina anche i fondi agricoli intorno, e alcuni si riconoscono ancora: il fundus Pollianus è Polignano, Antoniano è Antognano, il fundus Virianus è Variano. Nel 1862 il comune aggiunse al proprio nome Val d'Arda.