Porta Bari, chiamata in passato porta de Bari, era una delle porte di accesso della città di Altamura, prima che la cinta muraria fosse quasi del tutto abbattuta nel corso dell'Ottocento. Come in gran parte delle città europee, le mura furono abbattute gradualmente perché l'evolversi della tecnologia e delle tecniche militari le aveva rese sostanzialmente inutili dal punto di vista difensivo.
Cosa vedere
Nella forma odierna la porta fu realizzata a cavallo tra Cinquecento e Seicento. Prima del rifacimento era sormontata da una piccola chiesa, la chiesetta della Santissima Annunziata, che compare per la prima volta in un documento del 1490 come super portam de Bari; i documenti delle visite successive testimoniano alcuni disagi, perché vi si arrivava solo per una scala scomoda, posta sopra una delle porte della città.
Sul prospetto si vede un cartiglio con un'iscrizione attribuita a sant'Alfonso Maria de' Liguori: «V'adoro ogni momento, o vivo pan del ciel, gran sagramento». L'iscrizione rimanda al sacramento dell'Eucaristia e sopra di essa c'è un ostensorio, in origine di pietra, in mazzaro come tutta la struttura; nel 1939, per il primo Congresso eucaristico diocesano, fu rimosso e sostituito con quello di ferro che si vede oggi. In basso sono riconoscibili le statue dei santi protettori della città, sant'Irene e san Giuseppe.
La visita
La porta si trova all'inizio di via Bari, ad Altamura, ed è spesso la prima opera architettonica che i turisti trovano davanti entrando in città. Secondo le fonti consultate, la parte superiore della porta e l'annesso Palazzo De Angelis-Viti non sono ancora stati restaurati e riportati al loro colore originale, a differenza della cattedrale.
Il consiglio della redazione
Vale la pena ricordare la notte fra il 9 e il 10 maggio 1799, durante la Rivoluzione altamurana: da questa porta, allora non sorvegliata dalle guardie, quasi tutti gli altamurani riuscirono a fuggire, scampando a Fabrizio Ruffo e all'esercito della Santa Fede. Fuori dalla porta il 22 marzo 1799 la guardia civica, in parata con tamburo battente e con i due stendardi, francese e nazionale, salutò l'arrivo del governo dipartimentale. La porta e l'edificio annesso si salvarono dall'abbattimento presumibilmente per il loro pregio architettonico o perché inscindibili dal Palazzo De Angelis-Viti.



