Cavallino

Provincia: Lecce · Regione: Puglia · Abitanti: 11.913 · CAP: 73020

Sullo stemma di Cavallino c'è un cavallo bianco, e quel cavallo sta lì per un'etimologia in cui le fonti stesse non credono. Un'ipotesi fa venire il nome dal latino caballus, o dal diminutivo caballinus, e suppone che qui stazionasse un distaccamento di cavalleria romana — ma il cavallo dell'esercito i romani lo chiamavano equus; caballus era il cavallo da lavoro. La spiegazione più accettata fa risalire il nome a una radice greca, kàbas, che indicava un corpo di vigilanti addetti alla riscossione del dazio: e in certi documenti antichi il paese è scritto Caballino. Il posto, insomma, prende probabilmente nome da una barriera daziaria, e sullo scudo ci ha messo un cavallo. Molto prima di tutti e due i nomi, questa era una città messapica di primo piano, cresciuta su un insediamento indigeno del decimo secolo avanti Cristo e arrivata al massimo splendore nel sesto, con un imponente impianto urbanistico; e fu distrutta, molto probabilmente dai greci di Taranto, verso la metà del quinto secolo avanti Cristo. Di quella città restano alcune specchie, le mura di recinzione e delle tombe.

Il primo nucleo del paese di oggi si formò probabilmente in epoca bizantina, intorno a un cenobio costruito dai monaci basiliani, con accanto un piccolo fortilizio; una cripta sotto la cappella della Madonna del Monte è quello che resta di quegli anni. Dalla fine del Duecento le notizie diventano certe: nel 1291 il conte Ugo di Brienne concesse il feudo a Pietro de Noha, la cui famiglia lo tenne per alcune generazioni; poi, nel 1447, per via di dote ed eredità arrivò a Giovanni Antonio Castromediano — e da quel momento i Castromediano tennero Cavallino, quasi ininterrottamente, per tre secoli e mezzo. Nel 1628 il feudo fu elevato da baronia a marchesato. Il loro nome sta dappertutto: il convento dei domenicani lo fece costruire la moglie di un marchese, sopra una cripta basiliana dell'undicesimo secolo; il campanile della chiesa madre fu tirato su nel 1787 per volere del marchese Gaetano Castromediano; la loro cappella funeraria sta nel braccio destro del transetto; e una frazione del comune si chiama semplicemente Castromediano — ed è ormai completamente inglobata nel tessuto urbano di Lecce. Nel 1806, abolito il regime feudale, Cavallino contava circa milleseicento abitanti e diventò comune per conto suo. Un ultimo cambiamento è recente e drastico: nel 1972, dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, l'area presbiteriale della chiesa madre fu rifatta — il coro e l'altare barocco in marmo furono distrutti, e al posto dell'antica statua della Madonna Assunta, che oggi sta in una nicchia all'esterno, fu messo un grande crocifisso in legno di noce.

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