Lo stemma di Maglie è fatto di tre anelli su fondo azzurro, e da quel disegno è nata una leggenda: che la città sia venuta su da tre masserie, San Basilio, Sant'Egidio e San Vito, unite fra loro come le maglie di una catena. L'ha messa in giro un monaco di Casarano, e si vede bene che è lo stemma ad aver inventato l'origine, e non il contrario. La spiegazione più probabile è più antica e più strana: la radice messapica, e dunque illirica, mal, che vuol dire altura, cima, monte, e che nella forma latinizzata dà Malliae — parente di Mallia nell'isola di Siro, fra le Cicladi, e di Malia, città antica di Creta. Il bello è che Maglie sta in pianura; ma la fantasia degli abitanti, dice lo storico che ha proposto l'etimologia, vedeva un monte in ogni piccola sopraelevazione. E infatti dalle alture che oggi le stanno intorno la gente scese verso il nono secolo, per stare dove c'era l'acqua: il centro attuale è attraversato in profondità da un corso d'acqua sotterraneo.
Nel 1980, nel fondo Cattìe, è stato trovato un giacimento di circa dodicimila strumenti e schegge e ottocento reperti di ossa, fra cui una falange umana fossile che probabilmente apparteneva a un uomo di Neanderthal. La campagna intorno è piena di dolmen e di menhir, e ciascuno ha il suo nome: la Chianca, i due Caramauli, lo Sprunu, la Crocemuzza. In contrada Fraganite c'era una laura basiliana dell'ottavo o nono secolo: è stata distrutta nel 1975. Il campanile del duomo, costruito fra il 1686 e il 1690 e alto una quarantina di metri, è il più alto della provincia, e i suoi quattro ordini superiori sono attribuiti a Giuseppe Zimbalo. E a Maglie, nel 1916, è nato Aldo Moro.