Le luminarie di Scorrano sono documentate già nel 1549. Non è un dettaglio da poco: vuol dire che da quasi cinque secoli questo paese costruisce con la luce degli apparati effimeri, che durano pochi giorni e poi si smontano, per dimostrare a sé stesso e agli altri di non aver rinunciato alla coscienza di un passato importante. La festa grande è quella di santa Domenica, la patrona, e va dal cinque al nove di luglio: oltre alle luminarie c'è una gara pirotecnica, di giorno e di notte, con i premi per i maestri del fuoco. La chiesa matrice, dedicata anche lei a santa Domenica, è fatta di due pezzi cronologicamente diversi, uno del Cinquecento e uno del Seicento, con dieci altari oltre a quello maggiore, in marmi policromi. Il palazzo ducale dei Frisari, che ha l'aspetto dei primi decenni del Settecento, sta dove prima c'era un castello aragonese.
Sullo stemma comunale, invece, ci sono tre grandi querce sorvolate da un'aquila, e anche quello è un documento. Fino alla metà dell'Ottocento il basso Salento era attraversato dal bosco Belvedere, una distesa di querce e macchia mediterranea che andava da Tricase a Scorrano e più a nord prendeva il nome di Foresta di Cutrofiano; al feudo di Scorrano apparteneva la porzione più estesa, e il bosco compare negli stemmi di parecchi paesi che lo perimetravano — Miggiano, Nociglia, Ruffano, Specchia, Supersano. Oggi ne restano brandelli, come il bosco della Pecorara. Nel sottosuolo calcareo si aprono invece le vore, le cavità carsiche che qui si chiamano avisu: le più visitate sono la Vora della Castagna e la Vora del Genio Civile. Il nome del paese, infine, verrebbe dal praedium Scurranum, il podere di un veterano di nome Scurra.