Matino

Provincia: Lecce · Regione: Puglia · Abitanti: 11.704 · CAP: 73046

Le fonti, qui, fanno una cosa rara: smontano le leggende del proprio paese. L'etimologia osca — Mat, terreno coltivato — è giudicata dubbia, perché l'osco nel basso Salento non arrivò mai, perché non se ne è trovata traccia in nessun sito salentino, e perché dare a un paese un nome osco intorno all'anno Mille, quando quei dialetti erano spariti da almeno sei secoli, ha poco senso. Alla leggenda di fondazione tocca lo stesso: Matino sarebbe nata dai profughi di Alezio e di una città chiamata Bavota, e la voce risponde che i dialetti dei tre posti sono troppo diversi per avere la stessa matrice, che Alezio a quella data era al massimo un casale semiabbandonato, e che Bavota probabilmente non è mai esistita — studiosi autorevoli la ritengono la cattiva trascrizione di un copista. Quello che resta è meglio di quello che è stato demolito. C'era un'altra Matino, sulle coste del Gargano: fondata intorno all'anno Mille avanti Cristo, chiamata Apeneste dai greci e Matinum dai romani, centro marinaro e commerciale di un certo peso. Apeneste, in greco antico, significa «che nasce», «che sorge», con chiaro riferimento al sole; e il latino Matinum conserva lo stesso significato. La sua gente, i Matinates ex Gargani come li cita Plinio il Vecchio, era un piccolo popolo di stirpe greco-dauno-japigia, arrivato con la grande migrazione che portò su queste coste prima gli illiri e poi, un paio di secoli dopo, i coloni greci. Di quella città si hanno notizie certe fino al 980, quando sparisce da ogni documento; parte delle sue rovine oggi sta sotto l'Adriatico, e quindi può essere stato un terremoto-maremoto, oppure le incursioni saracene di quegli stessi anni, o tutte e due le cose.

La Matino nuova l'avrebbero fondata i superstiti, e l'argomento è una coincidenza: la città sul Gargano muore fra il 971 e il 980, e il paese quaggiù nasce in quegli stessi anni. A cui le fonti aggiungono un secondo indizio, ed è appeso al muro del municipio. Lo stemma di Matino nuova, adottato in epoca normanna, rappresenta un sole che sorge fra due colline — cioè, in figura, quello che Apeneste e Matinum volevano dire a parole. Il primo documento che nomina il posto è del 1099: qualcuno offre al monastero di Santa Maria di Nardò la chiesa di Sant'Anastasia di Matino, «con pozzo, case, ulivi e tutte le sue terre». Il primo barone fu Filippo de Persona, e il figlio prese come proprio il nome del feudo, come usavano i normanni. Erano ghibellini e fedelissimi agli Hohenstaufen, fra i più grandi feudatari del regno di Sicilia; e uno di loro, Glicerio, comandò lo sfortunato assedio di Gallipoli e fu torturato e impiccato a Brindisi dagli angioini, morendo qualche mese prima del padre. Nel 1269 Carlo d'Angiò li privò di ogni feudo. Matino la riebbero circa un secolo dopo. Il centro storico sta sulla collina di Sant'Ermete fra due gravine carsiche che qui chiamano l'Universo e il Reale, e intorno ci sono le masserie e i caseddhi, i pagliai di pietra a secco costruiti con tecniche che vengono dalla Magna Grecia. Negli ultimi anni la campagna ha cambiato faccia: la Xylella fastidiosa ha ucciso gli olivi secolari, e il punteruolo rosso si è preso le palme.

🎉 Feste e sagre a Matino 1

Cosa c'è intorno

Distanze in linea d'aria dal centro del paese. Tocca un punto per aprirne la scheda.

Nei dintorni di Matino

Le destinazioni raccontate dalla nostra redazione più vicine, con la distanza in linea d'aria.