La patrona di Ispica è la Beata Vergine del Carmine, festeggiata il 16 luglio. Il complesso della chiesa e dell'ex convento del Carmine risale al 1534; la sua struttura architettonica venne definita lungo tutto il Seicento, con diciotto celle per i frati e altri locali di servizio, ma fu ridotta in macerie dal terremoto del 1693 e riedificata insieme alla chiesa nel Settecento.
Secondo la tradizione, l'eremita sant'Ilarione di Gaza soggiornò nella regione, in una grotta della Cava d'Ispica, fra il III e il IV secolo, frequentando la chiesetta di Santa Maria della Cava: l'antichità di questo edificio è sottolineata da un'iscrizione dipinta su uno scudo del portico, «Antiquam terra fieret ego sum...». La città ebbe il nome di Hyspicaefundus in epoca medievale, mutato poi in Spaccaforno fino al 1935. Il terremoto del 1693 rase al suolo l'intera cittadina, che prima si estendeva in gran parte all'interno della Cava d'Ispica: scomparve anche il Fortilitium, il castello medievale della famiglia Statella, insieme a numerose chiese mai più ricostruite, e il sisma favorì fame e malattie come la peste fra i sopravvissuti. Grazie all'aiuto di persone provenienti dai paesi vicini, i pochi superstiti trovarono la forza di ricostruire la città: nacque così la nuova Spaccaforno, che vide sorgere bellezze barocche come la basilica di Santa Maria Maggiore, la chiesa di San Bartolomeo e quella della Santissima Annunziata, e in seguito, con l'arrivo del Liberty, edifici come Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte, opera dell'architetto Ernesto Basile.