Bientina è un paese a cui è stato ordinato di esistere. Il nome compare per la prima volta nel 793, quando il diacono Saximondo di Gumberto concesse al vescovo di Lucca un pezzo di terra nel monastero di sant'Andrea in luogo di Bientina; sull'origine si discute fra il latino bis antes, due siepi, e il gentilizio etrusco Plitine, e gli studiosi propendono per l'etrusco. Ma il paese come sta oggi nasce da un ordine: nel 1178 l'arcivescovo di Pisa Ubaldo, per radunare in un posto solo tutti gli abitanti del territorio fra il monte Pisano e la sponda sud-occidentale del lago e per farla finita con le liti ricorrenti con Lucca, obbligò i bientinesi ad andare ad abitare in un punto preciso, a oriente del ponte sul fosso Cilecchio. Il venticinque febbraio del 1179 i consoli e altri centoventi bientinesi giurarono di obbedire e di trasferirsi dove era stato assegnato. Di lì cominciano il castello e le torri che si vedono ancora. Nel 1505 il paese resse l'ultimo assedio, quello dei pisani con la fanteria spagnola, e il senato fiorentino per la fedeltà gli diede privilegi fiscali e il titolo di Bientina Fiorentina.
L'altra cosa che ha fatto Bientina è il lago che non c'è. A nord del paese si stendeva il lago di Bientina, il più grande della Toscana, e prosciugarlo fu l'opera di due granduchi: i lavori cominciati da Pietro Leopoldo furono portati a termine sotto Leopoldo II con il Canale Emissario di Alessandro Manetti, che manda le acque sotto l'alveo dell'Arno. Il lago finì di esistere nel 1859, e nello stesso anno il paese cambiò faccia anche sulla carta. Lo stemma antico, ricavato dal marmo nel timpano di San Domenico, aveva un leone rampante, il giglio fiorentino in capo e, in punta, una tinca: un pesce di lago. Il nove giugno del 1859 i rappresentanti comunali chiesero al governo regio di cambiarlo, e il nuovo stemma, approvato dal consiglio il quattordici gennaio del 1861, mise al posto della tinca un ariete d'oro su fondo rosso con le spighe di grano, a rappresentare il progresso agricolo venuto dal prosciugamento del padule. Fuori dallo stemma, in chiesa, c'è ancora san Valentino martire, il cui corpo arrivò dalle catacombe di San Callisto nel 1699 e non va confuso con il patrono degli innamorati.