Baccalà alla Vicentina
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →Il comune viene da due realtà che per secoli hanno seguito strade diverse, una per sponda del Leogra: a destra la Valle dei Signori, chiamata così perché era possedimento dei signori da Vivaro, feudatari del vescovo di Vicenza; a sinistra la Valle dei Conti, che apparteneva ai conti di Vicenza, i Maltraversi. Lo stemma lo dice ancora oggi in quattro lettere, X V C D, sciolte per tradizione in Valles Comitum et Dominorum, le valli dei conti e dei signori, con il numero romano che indicherebbe le valli percorse dagli affluenti del torrente. Fu Napoleone a unire i due comuni sotto il nome di Valli dei Signori, e solo nel 1926 il nome cambiò in Valli del Pasubio, dalla montagna dove si era combattuto. I signori avevano chiamato quassù coloni di lingua tedesca, i cosiddetti cimbri, come boscaioli e minatori: e la prova sta nei registri della parrocchia, dove il rettore nel 1297 si chiama Fridericus e il suo successore, nel 1303, Teodoricus.
Nell'ottobre del 1940 arrivò a Valli una quarantina di ebrei jugoslavi in stato di libero internamento, e per due anni vissero qui, fraternizzando con la popolazione. Con la nascita della Repubblica Sociale Italiana la situazione cambiò: l'ordine di arrestarli giunse il trenta novembre 1943, ma i carabinieri del posto trovarono il modo di ritardarne l'applicazione, e quel ritardo diede ai profughi il tempo di dileguarsi, aiutati dagli abitanti e dal parroco don Michele Carlotto, che per questo fu poi riconosciuto fra i giusti tra le nazioni. La maggior parte riuscì a rifugiarsi in Svizzera, altri rimasero nascosti in Italia: nessuno degli ebrei internati a Valli del Pasubio risulta fra le vittime dell'Olocausto. L'unica eccezione fu Leon Steinlauf, che si era unito ai partigiani della Val Leogra e, tradito da una delazione, fu ucciso il tre aprile 1945 in località Contrà Pietra.
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
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Fuori da Valli del Pasubio, ma a portata di gita.