Baccalà alla Vicentina
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →Velo d'Astico è un comune che ha perso pezzi per tre secoli. Per tutto il medioevo e oltre il territorio stette sotto i conti di Velo, che il Pagliarino diceva famiglia «antichissima per la nobiltà del sangue»; il castello di Velo fu donato nel 1084 alla chiesa vicentina dall'imperatore Enrico IV, e ce n'erano altri, sul colle Pion presso San Giorgio e a Meda, in cima a un dosso per tenere d'occhio la valle. Nel Quattrocento il vasto comune che coincideva col feudo cominciò a sfaldarsi: se ne staccò per prima Posina, nel 1462, poi Fusine, Laghi e Cavallara ebbero l'autonomia nel 1587. Eppure nella seconda metà del Settecento i conti tenevano ancora il feudo di gran parte della valle dell'Astico, i Forni e il villaggio di Tonezza. La specifica «d'Astico» è arrivata solo nel 1867, per non confondersi con Velo Veronese; che cosa voglia dire il nome non si sa: forse i romani Velleio o Vellii, forse villus, il vello della pecora, cioè terra erbosa o paese di pastori.
Per Velo passava la strada pubblica che collegava Thiene e Schio ai Sette Comuni, a Trento e ai centri di là dai monti: molto frequentata, e per questo ci misero un blocco per i controlli sanitari. Serviva: nei quattro secoli veneziani la peste tornò più di quaranta volte, e le peggiori furono quella del giugno 1575, partita da Caltrano e poi dilagata in tutto il Veneto, e quella del 1630. Nel 1797, caduta Venezia, i velesi piantarono l'albero della libertà con gran giubilo, ma l'occupazione francese li fece pentire in fretta e nel 1809 i contadini di Velo, insieme a tanti altri dell'Alto Vicentino, insorsero a Thiene contro il malgoverno napoleonico. Nella prima guerra mondiale il paese fu occupato durante la Strafexpedition e molte case andarono distrutte: il ponte degli Schiri segna il punto della massima avanzata austriaca. Nel 1922 le scuole elementari e il municipio furono ricostruiti dove prima della guerra stava la caserma degli alpini.
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
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Fuori da Velo d'Astico, ma a portata di gita.