La chiesa di Maria Santissima del Carmine sorge nel centro storico di Vasto, accanto al palazzo che oggi è sede della curia. Al suo posto c'era la chiesa di San Nicola degli Schiavoni, attestata nel 1362 e officiata dalla confraternita omonima: era la chiesa delle famiglie slave della città, che nel 1522 erano cinquanta e che poi furono via via assorbite. Nel 1638 la vecchia chiesa fu demolita e ne fu costruita una nuova, dedicata alla Madonna del Carmine, dove san Nicola continuò a essere venerato in un altare minore. Diego I d'Avalos chiamò da Napoli i chierici regolari della Madre di Dio, detti padri Lucchesi, che fondarono un convento con collegio.
Cosa vedere
L'edificio attuale fu ricostruito tra il 1758 e il 1761 su disegno dell'architetto Mario Gioffredo, e nel 1762 l'interno fu decorato con stucchi da Michele Saccione di Napoli. È in mattoni a vista, senza l'intonaco che era previsto; la facciata, scandita da paraste, ha un ingresso preceduto da una scala monumentale a doppia rampa, un finestrone in asse con il portale e un timpano triangolare. Accanto si alza un campanile barocco a sezione trapezoidale, e una piccola cupola a calotta copre il transetto.
Sull'altare maggiore c'è la Presentazione di Maria Bambina all'Eterno Padre di Crescenzo La Gamba. Sugli altari laterali, a destra il San Benedetto nella grotta di Nicola Tiberi, a sinistra la Madonna del Carmine con san Nicola e sant'Andrea di Giulio de Litiis; nelle cappelle minori, l'Estasi di santa Teresa d'Avila e il Crocifisso con santi del napoletano Fedele Fischetti.
La visita
La chiesa è sussidiaria della parrocchia della concattedrale di San Giuseppe. Nel 2009 è stata ricostituita l'antica confraternita del Carmine, che collabora alla gestione del culto; orari di apertura e delle funzioni vanno verificati con la parrocchia.
Il consiglio della redazione
Presso l'altare del transetto destro è collocata l'urna con il corpo di san Teodoro, arrivato a Vasto il 4 dicembre 1751 e acclamato allora patrono della città. Convento e collegio dei padri Lucchesi furono invece abbandonati all'inizio dell'Ottocento, con la soppressione degli ordini religiosi.

