Santa Maria Maggiore è la chiesa madre del centro storico di Vasto, anche se il duomo della città è San Giuseppe; dal 1902 è monumento nazionale. Il primo documento che la attesta è del 1195: un diploma dell'imperatore Enrico VI a Odorisio, abate benedettino di San Giovanni in Venere, che gli conferma i suoi possedimenti. Fu la parrocchia principale del rione Guasto Gisone, a lungo in lotta con San Pietro, la chiesa del rione Guasto d'Aimone; il titolo di collegiata, confermato solo nel 1734, le fu tolto nel 1809. Danneggiata dall'attacco turco del 1° agosto 1566 e poi dall'incendio del 1645, fu rifatta completamente tra il 1783 e il 1785, quando da chiesa a una navata divenne a tre.
Cosa vedere
La facciata è piccola, tardobarocca, con un coronamento tondeggiante, e sta accanto al campanile: una torre imponente, la più alta della città, a pianta quadrangolare, con una base di tipo medievale decorata da archi a sesto acuto murati e la parte superiore barocca, molto semplice. Sul fianco della chiesa si vedono bassorilievi in pietra bianca incisi in età medievale, con figure umane, una delle quali è un contadino, e croci.
L'interno è a tre navate. Lungo la navata maggiore, a colonne corinzie, le nicchie contengono le statue dei dodici Apostoli e di quattro profeti. Tra le tele ci sono un Ecce Homo della scuola di Tiziano, lo Sposalizio mistico di santa Caterina attribuito a Paolo Veronese, e la Pentecoste e la Presentazione del camauro a Celestino V di Francesco Solimena, del 1727. Nella navata destra si apre la cappella della Sacra Spina, con la reliquia donata alla chiesa dai d'Avalos e scampata all'incendio del Seicento.
La visita
Alla cripta si scende sotto una doppia rampa simmetrica di scale: conserva le reliquie di san Cesario in vesti di guerriero, donate da Cesare Michelangelo d'Avalos. Orari di apertura e delle messe vanno verificati con la parrocchia.
Il consiglio della redazione
Cercate la lapide dedicata a Bernardino Carnefresca, detto Lupacchino dal Vasto, madrigalista: la chiesa custodisce le sepolture di diversi vastesi illustri, tra cui il cronista Nicola Alfonso Viti e alcuni d'Avalos. Sempre nella navata destra, la cappella di Sant'Antonio abate fu costruita da Tullio Caprioli nel 1567.

