La seconda metà del nome è un fiume: il Lao, che scorre qui sotto e che i greci chiamavano Làos, come l'antica città di Laos, colonia dei sibariti citata da Strabone e da Plinio; Talao verrebbe dalla contrazione di katà Làos, «presso il Lao». Il paese, invece, non è antico: il nome Santa Domenica compare in un elenco delle terre del Regno di Napoli nel 1563, ma la comunità vera e propria fu costruita apposta, nel Seicento, dai principi Spinelli di Scalea, che volevano trasformare in campi i pascoli e i boschi lungo il fiume. Negli anni venti di quel secolo il principe fece alzare le prime case, distribuì appezzamenti e chiamò famiglie da Mormanno e dai paesi vicini, incoraggiandole con feste e agevolazioni. Un documento della Regia Camera della Sommaria del 1651 registra già il casale, con una sessantina di fuochi da tassare; nel 1662 la chiesa di San Giuseppe divenne parrocchia.
Nel Settecento il paese arrivò a circa tremila abitanti, e nel 1799 si spaccò fra chi stava con la Repubblica e chi coi Borbone. Poi, nel Novecento, si è svuotato — ma verso un posto inaspettato: oltre alle Americhe di sempre, moltissimi santadomenicani sono finiti nella Repubblica Dominicana, a Puerto Plata, a Santiago, a La Vega, dove hanno aperto negozi e imprese. Nel 1917, a Puerto Plata, fondarono la Società Pro-Santa Domenica Talao per mandare soldi a casa e sostenere le opere di beneficenza del paese; i loro discendenti tengono ancora i contatti, e nel 2022 il comune ha firmato un gemellaggio con Santo Domingo. La chiesa madre, ampliata nel 1701 dall'architetto Bilotta, ha un altare maggiore di marmo policromo del 1774. Nello stemma c'è un tralcio di vite con un grappolo maturo, abbarbicato a un alberello d'ulivo.