L'anfiteatro di Bleso è un anfiteatro romano del II secolo d.C. nel centro di Tivoli, accanto alla Rocca Pia e alle Scuderie Estensi. Fu ritrovato nel 1948 durante i lavori per una strada tra largo Garibaldi e via dell'Inversata, ma i registri medievali delle abbazie di Farfa e di Subiaco già parlavano di un «Fundum Amphiteatrum».
Cosa vedere
Prima dell'anfiteatro la zona, fuori dalle mura repubblicane, era usata per fabbricare ceramiche, come mostrano i calici di ottima fattura emersi dagli scavi. Con la diffusione dei giochi gladiatori l'area fu trasformata da un certo M. T. Blesus, da cui l'anfiteatro prende il nome, che contribuì alla costruzione con duecento giornate di lavoro e duecentomila sesterzi. Una lapide del 184 d.C. ricorda M. Lurius Lucretianus, che finanziò un combattimento con uomini e belve e uno tra venti gladiatori.
L'edificio sfrutta il pendio della collina e il terrapieno ricavato dallo scavo, a metà tra gli anfiteatri a struttura piena e quelli canonici. È ovale, con l'asse minore di cinquanta metri e il maggiore di novanta; le gradinate, sostenute da semicolonne, cunei e un corridoio con volta a botte, potevano ospitare fino a duemila spettatori, e l'arena misurava circa sessantuno metri per quarantuno. Degli ingressi previsti, quattro, uno dei due secondari non fu mai realizzato. Le murature sono in opera mista di tufo e travertino. L'anfiteatro fu in gran parte distrutto per costruire la Rocca Pia; poi l'area fu un parco di caccia di Ippolito d'Este e, all'inizio del Seicento, l'orto giardino del cardinale Bartolomeo Cesi.
La visita
Secondo le fonti l'anfiteatro non è normalmente visitabile e si apre solo per concerti, mostre, proiezioni o rievocazioni storiche. Date e modalità vanno verificate.
Il consiglio della redazione
Durante le rievocazioni organizzate da associazioni del territorio, come Villa Adriana Nostra, nell'arena si rimettono in scena combattimenti di gladiatori di diverse nazioni, con una giuria di esperti che decreta il vincitore: è una delle occasioni per entrare.

