Panforte di Siena
Mandorle, canditi, farina, miele e spezie pressati in un disco basso: il panforte di Siena ha una ricetta documentata dal 1205.
Leggi la scheda →Il castello di Torrita aveva quattro porte, e in ognuna è rimasto attaccato un pezzo della fine. Porta Gavina è del 1208, dell'anno in cui Siena e Firenze fecero la pace, e proprio lì, nel 1554, quando il borgo cadde sotto i fiorentini, una vecchia del paese di nome Nencia si rifiutò di sottostare al governo dei conquistatori e fu inchiodata al legno della porta. Da Porta a Pago, che è nella parte meglio conservata del centro, scapparono i trecento archibugieri del presidio senese, lasciando la città alla sua disfatta. A Porta a Sole, l'ingresso orientale, si concluse e si perse l'ultima battaglia contro l'esercito imperiale, comandato dal poliziano Vincenzo Nobili. Porta Nova, la più recente, fu aperta solo nel 1836, e accanto le sta una delle residenze di Pandolfo Petrucci, il dittatore della Repubblica senese, dove si ritirava a nascondersi dai conflitti che nascevano dentro il suo stesso governo. Nel punto dove si incrociano le quattro strade che portano alle quattro porte, in piazza, c'è ancora l'antica cisterna che dava l'acqua a tutto il paese.
Sullo stemma c'è il leone d'argento in campo rosso, cioè uno dei tre simboli della Repubblica di Siena, e la versione di Torrita si riconosce perché il leone non porta corona e tiene fra le zampe tre spighe, per la fertilità della terra. Riconosciuto nel 1937, aveva in capo anche l'orpello littorio previsto dai decreti di quegli anni, che è stato eliminato nel dopoguerra. L'altra cosa che a Torrita si lavora da sempre è il legno, e da lì viene la festa: il palio dei somari, nato nel 1966 e corso per la prima volta l'anno dopo, è dedicato a san Giuseppe, patrono dei falegnami. Corrono otto contrade — le quattro porte del castello e i quattro rioni nuovi, Stazione, Refenero, Le Fonti e Cavone — con gli asini montati a pelo: l'animale è stato scelto perché è umile e instancabile, per dire la fatica e la semplicità del lavoro. C'è infine una cosa che non ci si aspetta: sotto il paese, in una galleria lunga centottanta metri che scende a ventitré metri di profondità, si coltivano ortaggi con l'umidità e le lampade a led.
Mandorle, canditi, farina, miele e spezie pressati in un disco basso: il panforte di Siena ha una ricetta documentata dal 1205.
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Fuori da Torrita di Siena, ma a portata di gita.