Panforte di Siena
Mandorle, canditi, farina, miele e spezie pressati in un disco basso: il panforte di Siena ha una ricetta documentata dal 1205.
Leggi la scheda →Poco fuori dal paese, in un bosco di lecci e cipressi, c'è una torre ottagonale che chiamano il Molino a vento e che molino non è mai stato: è un colombaio di fine Settecento. Dentro sale una scala a chiocciola di mattoni e le pareti sono coperte da più di cinquecento nidi, disposti a scacchiera, dove si allevavano i colombi viaggiatori. Il resto del comune è olio e terracotta: a Petroio si fanno vasi da secoli e c'è un museo che lo racconta, e nel 2018 questo paesaggio è entrato nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici.
Nello stemma ci sono tre calici d'oro in campo rosso. Il paese compare nei documenti dal Duecento come feudo dei Cacciaconti della Scialenga, e nel 1211 l'imperatore Ottone IV concesse loro di riscuotere il pedaggio su chi passava per la terra di Trequanda; nel 1309 i Cacciaconti la vendettero ai Franzesi di Staggia per diciottomila lire, e poi finì sotto Siena. Il comune di oggi si è composto e scomposto più volte: Castelmuzio fu unito nel 1833, Montisi se ne andò nel 1877, e restano Trequanda, Castelmuzio e Petroio.
Mandorle, canditi, farina, miele e spezie pressati in un disco basso: il panforte di Siena ha una ricetta documentata dal 1205.
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Fuori da Trequanda, ma a portata di gita.