Questo paese sta all'imbocco della Val Pusteria, e la sua storia è quella di una gola che si può chiudere. Qui c'è la Chiusa di Rio Pusteria, l'antica dogana dei principi del Tirolo, che sbarrava l'accesso alla valle poco prima che la Rienza confluisca nell'Isarco; accanto sorge il monumento che ricorda il battesimo del fuoco dei cacciatori imperiali tirolesi nel 1813. Lo stesso passaggio è stato chiuso una seconda volta, contro un nemico opposto: prima della seconda guerra mondiale il regime fascista fece fortificare massicciamente la zona per impedire alla Germania nazista l'accesso alla Val d'Isarco, e a Rio di Pusteria furono costruiti due sbarramenti del Vallo alpino a difesa della conca di Bressanone. La stessa strettoia, sorvegliata prima verso sud e poi verso nord.
Il nome tedesco, Mühlbach, è attestato come Mulibah e Mülbach già a metà dell'undicesimo secolo e significa semplicemente rio del mulino. Quello italiano è molto più recente: viene dall'italianizzazione della toponomastica della provincia di Bolzano condotta durante il fascismo. Lo stemma, adottato nel 1971, continua però a parlare tedesco: è un'arma parlante, con una ruota da mulino e un ruscello ondulato che dicono Mühle e Bach, e in basso un asino, che sta per gli animali da soma con cui le merci passavano di qui. La quota di abitanti di madrelingua italiana, che nel 1971 sfiorava il dieci per cento, era scesa sotto il quattro nel 2011. Sotto il paese, nel 2012, sono stati scavati nel granito i pozzi verticali di una condotta idroelettrica: mai prima di allora si era scavato tanto in profondità in quella roccia.
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