La chiesa di Santa Caterina è nel centro storico di Chioggia, ma a differenza delle altre non si affaccia sulla piazza principale: è inserita tra le case della città. Per quattro secoli e mezzo fu la chiesa delle monache cistercensi, poi delle suore canossiane. Dopo la guerra di Chioggia, quando Venezia vietò di costruire fuori dalle mura, le due comunità cistercensi dell'isola dei Saloni e di Sottomarina si unirono e si trasferirono qui; nella seconda metà del Seicento le monache di clausura erano 57.
Cosa vedere
La chiesa è dell'inizio del Quattrocento, ma fu rimaneggiata più volte: l'intervento più radicale fu quello di Baldassare Longhena nel 1660, negli anni in cui lavorava anche alla cattedrale. Suo è anche il progetto del campanile del 1661, alto 31 metri, con una cupola a cipolla su tamburo ottagonale. La ruota dentata, simbolo di santa Caterina, torna sopra il portale, nel pavimento del sagrato e nel finto rosone sopra la statua della santa in marmo di Carrara. L'interno, largo 12 metri e alto 13, ha altari in marmo di gusto barocco: su quello di San Giovanni Battista c'è un Battesimo di Gesù di Alvise Benfatto, del 1600, venuto dall'ex monastero camaldolese di San Giovanni; l'altare della Madonna della Salute è circondato da ex voto per la liberazione dalla peste del 1631; sull'altare maggiore, la Gloria di santa Caterina e un tabernacolo del 1680 in marmi policromi.
Tra due altari c'è una Crocifissione con santi di Andrea Vicentino, dei primi anni del Seicento; vicino all'altare di San Lorenzo, una croce settecentesca in pietra di paragone nera con intarsi di madreperla, arrivata dal convento di Santa Croce. Il pulpito in legno dipinto a finto marmo porta in rilievo dorato i simboli della santa: ruota, corona, spada e palma. L'organo fu installato nel 1864 da Giacomo Bazzani e figli, e la sacrestia ha mobili in noce del 1753.
La visita
La chiesa è nel centro storico, lontano dalla piazza. Orari di apertura vanno verificati sul posto o con la diocesi.
Il consiglio della redazione
Chiedete se si può salire al coro superiore delle monache, con sedili in noce per una sessantina di religiose: lì ci sono un ciclo mariano di Antonio Zonelli e l'Estasi di santa Teresa d'Avila di Antonio Marinetti.








