Baccalà alla Vicentina
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
Leggi la scheda →Zovencedo sta sui colli Berici, fra altipiani, doline e valloni, e il suo territorio è segnato dalle masiere, i muretti a secco con cui si sono strappati alla pietra i terrazzamenti per gli orti e le vigne; nella valle del Gazzo stanno quasi tutte le cave di pietra tenera. Qui la presenza umana è antichissima: nella Grotta de Nadale è stato trovato un dente di Neanderthal di circa settantamila anni fa.
Nel capoluogo restano le rovine del castello, che faceva parte della curtis di Barbarano donata ai vescovi di Vicenza dai re Ugo e Lotario; non compare nel diploma dell'anno Mille, forse perché ancora piccolo, ma nel 1158 Federico Barbarossa lo elenca fra i beni della chiesa vicentina. Rovinato probabilmente ai tempi di Ezzelino, ospitò poi la casa del Comune e, da un atto del 1490, la residenza vescovile: oggi ne restano una torre robusta e alcune adiacenze, e le case del posto sono costruite dentro il vecchio perimetro. Curiosa la frazione più alta, San Gottardo: gli abitanti sarebbero arrivati dalla Baviera per le valli del Chiampo — di lì i tanti cognomi Maran — e fino al 1300, secondo gli archivi viennesi, il vescovo di Trento ci mandava preti di lingua tedesca a dire messa.
Stoccafisso, latte, olio e acciughe, cotto per ore a fuoco bassissimo: il baccalà alla vicentina arrivò dalla Norvegia con un naufragio nel 1432.
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Fuori da Zovencedo, ma a portata di gita.